Richiedenti asilo, le offerte per i posti letto non bastano. Sistema a rischio collasso

Anche a Modena il bando prefettizio per l'accoglienza degli stranieri non ha riscosso interesse da parte dei privati. Solo coop Leone Rosso e Porta Aperta hanno partecipato, ma senza poter soddisfare la richiesta di oltre 1500 alloggi. A rischio 150 posti di lavoro

Come era nell'aria dopo quanto si sta verificando a varie latitudini d'Italia, anche il territorio modenese si trova a dover fare i conti con la crescente difficoltà a sostenere da un punto di vista economico l'accoglienza degli stranieri richiedenti asilo. Ieri si è infatti chiuso con un nulla di fatto il bando della Prefettura di Modena che doveva collocare gli attuali 1568 profughi per i prossimi due anni, suddividendoli tra strutture ampie da 50 posti letto e fra i singoli appartamenti per gruppetti meno numerosi. Solo sue soggetti hanno concorso per l'appalto - la cooperativa Leone Rosso e Porta Aperta di Modena - ma le offerte non hanno minimamente soddisfatto il fabbisogno provinciale.

Le difficoltà dell'intera sistema erano già palesi nel momento in cui si è fatto indietro il principale soggetto che in questi anni ha garantito l'ospitalità degli stranieri, ovvero la cooperativa sociale Caleidos. Nessun'altra azienda o associazione ha deciso di puntare su questo settore, essenzialmente in virtù della drastica riduzione della cifra a disposizione, che è scesa dagli ormai famosi 35 auro al giorno ad appena 21,60. La matematica non perdona.

Significativo in tal senso il commento del presidente di Porta Aperta, Luca Barbari: " Vi sono aspetti critici del bando, soprattutto laddove sono stati eliminati i servizi educativi e di accompagnamento e la riduzione dei contributi non allineati ai prezzi di mercato modenesi. Garantire, a fatica, solo l'alloggio e il vitto senza investire nell'integrazione dei richiedenti protezione umanitaria sul territorio, rischia di far perdere al nostro territorio un’opportunità importante per il nostro tessuto sociale ed economico. Servizi come la ricerca attiva del lavoro, l'inserimento scolastico, la formazione professionale,  che per altro Porta Aperta garantisce a tutte le persone di cui si fa carico, sono le reali condizioni per l'integrazione, così come per uscire dalla marginalità sociale.

"Mentre confermiamo la nostra collaborazione, invitiamo le istituzioni a rivedere l'impostazione che si va affermando, a partire dalle buone prassi che in questi anni abbiamo insieme praticato, ma imparando anche dalle difficoltà che abbiamo incontrato, per affermare un modello di intervento sociale che vada bene per tutti e, in questo modo, migliorare la coesione sociale della nostra città", chiosa Barbari.

Al momento, come ha confermato la Prefettura, è stata prorogata la concessione del servizio alle attuali strutture di accoglienza e nelle prossime settimane si cercherà di riproporre il bando sperando che il mercato possa offrire qualche novità. Alel attuali condizioni, tuttavia, pare difficile riuscire a replicare lo schema degli ultimi anni, con il rischio concreto di un collasso del sistema dell'accoglienza e la necessità di adottare misure emergenziali.

La Cgil di Modena, dal canto suo, ha voluto puntare i riflettori sui problemi legat all'occupazione: "Nella nostra Provincia attualmente sono oltre 150 gli operatori dipendenti di diverse cooperative Caleidos, Ceis, L’Angolo, Il Mantello, Papa Giovanni XXIII, Leone Rosso e Porta Aperta, e di Agenzie di somministrazione - spiega il sindacato - Si tratta in prevalenza di giovani impiegati con diverse professionalità (educative, legali, di insegnamento, psicologiche, sanitarie...) che lavorano su questi servizi. Se la nuova gara che verrà bandita dalla Prefettura avrà le stesse caratteristiche di quella appena annullata è evidente il rischio di conseguenze disastrose sull’occupazione, sia degli operatori che dei migranti stessi, e sul modello di integrazione costruito in questi anni".

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