Congo: una storia insanguinata

Ferro, rame, cobalto, coltan, caucciù parole che per noi sono di uso comune, ma che per i congolesi ne significano solo una: morte. In pochi anni le multinazionali hanno causato più di 10 milioni di vittime nella Repubblica Democratica del Congo. Ma come si è giunti a questo massacro?

Bambini al lavoro in una miniera di cobalto in Congo (immagine per gentile concessione di Gabriele Salmi tratta dal video “Mines de rien”)

Questa catena è alla base del funzionamento del sistema economico-politico dei paesi africani, in particolare della Repubblica Democratica del Congo. Grazie all’incontro tenuto nell’ambito delle attività di alternanza scuola lavoro presso l’Università di Modena e Reggio Emilia con Don Germain Nzinga Makitu, rettore della chiesa San Bartolomeo a Modena, assistente della comunità francofona locale e autore di numerosi saggi, abbiamo capito cosa si cela dietro a questa tragedia. Terra di nessuno è la definizione che ha dato il Padre al suo Paese. Come mai?

È facile rispondere a questo quesito conoscendo la verità dei fatti accaduti. La storia della RDC si può suddividere in quattro diversi cicli temporali. Il primo inizia con la Conferenza di Berlino stipulata nel 1885 che comportò la frammentazione del territorio africano. Da quel momento il Congo rimase sotto il “cosiddetto” controllo del Re Leopoldo II del Belgio fino al 1908, che in realtà celava le sorti di una colonia internazionale sebbene il nome di “Stato INDIPENDENTE DEL CONGO”. L’operazione politica fu infatti un inganno per nascondere il diritto di sfruttamento del Paese da parte di tutte le potenze senza pagare nessuna tassa. 

Il secondo ciclo durò fino al 1960 durante il quale il territorio congolese continuò ad essere sfruttato, ma ormai sotto il controllo del governo belga invece di quello del Re Leopoldo. Con il penultimo ciclo salì al potere il feroce dittatore Mobutu, che sottomise il popolo per 32 lunghi anni. Dal 1997 ad oggi, definito da Padre Germain come ultimo ciclo, la situazione non è cambiata di molto in quanto i Congolesi vivono tutt’ora in un regime di occupazione dalle forze militari e politiche esterne. Purtroppo, infatti, gruppi armati sottomettono le popolazioni locali con brutalità e violenza, sostenuti dagli stati confinanti (Uganda, Ruanda, Burundi) e finanziati dalle superpotenze economiche.

Lo stesso andamento politico della RDC, mascherato da finta democrazia, testimonia l’interesse di chi governa il paese a favorire l’interesse delle multinazionali e non della popolazione. Basti pensare alle recenti elezioni avvenute nel dicembre 2018 dove è stato eletto un candidato che ha ottenuto solamente il 16% dei voti contro il 60% del suo avversario, il solo ad avere a cuore il benessere del popolo congolese.

È a dir poco inquietante la strategia in atto contro questo popolo, che si traduce in vere azioni di guerra. Lo sterminio (violenze carnali su centinaia di migliaia di donne e bambine con diffusione dell’AIDS), la marginalizzazione, per isolare e creare un’immagine falsa e negativa dei Congolesi, e infine il progetto di frammentazione dello stato (balcanizzazione).

Per concludere, è importante conoscere e testimoniare la realtà dei fatti accaduti e che continuano ad accadere in questo Paese emarginato e ampiamente sfruttato, vittima delle proprie risorse naturali. Non possiamo restare indifferenti di fronte a bambini-soldato e a donne violentate alle quali viene tolta persino la dignità.

Come dice Padre Germain “la politica ha sempre bisogno dell’etica a partire dal nostro quotidiano e dalle azioni più piccole e apparentemente insignificanti, come comprare un cellulare o qualsiasi altro oggetto elettronico”. Con questo articolo cerchiamo di divulgare tutto ciò che abbiamo imparato assumendo degli atteggiamenti volti alla salvaguardia dell’ambiente e al rispetto di ogni singola persona. Siamo tutti parte dello stesso Pianeta. 

A cura di Alice Bernardoni, Gaia Pivotto, Nicolò Barozzi, Niccolò Bellini, Davide Cappi

L'articolo è il risultato del lavoro degli studenti di alcuni licei modenesi sul tema "MATERIE PRIME: sorgente di ricchezza, prodotti e conflitti", nell'ambito di un percorso di alternanza scuola-lavoro svolto presso il Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche Unimore.

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