Un "malconcio" Guercino rientra a Modena, sarà esposto alla Galleria Estense

Dopo il furto e il recupero in Marocco, l'opera è tornata sotto la Ghirlandina. Muzzarelli ha sottolineato il valore della conoscenza e della cultura per fare del patrimonio storico artistico il patrimonio di tutti

La “Madonna col Bambino e i santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo” dipinta dal Guercino porta su di sè gli evidenti segni di mille peripezie, che neppure il restauro eseguito negli ultimi mesi ha potuto cancellare. L’opera, rubata nel 2014 e recuperata nell’estate 2017 a Casablanca (Marocco) dai Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, è stata presentata oggi al suo rientro in città, presso la Galleria Estense dove rimarrà temporaneamente esposta. Il dipinto è stato prima in mostra al Quirinale e sarà poi, dopo l’Estense, ricollocato nella sua sede originale in chiesa, una volta completati i lavori sull’impianto di sicurezza.

Il quadro recuperato è stato consegnato ai laboratori dell’IsCR - Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma per condurre i necessari lavori di conservazione e restauro, sotto la direzione di Carla Zaccheo e per curare i notevoli danni riportati durante le vicende del furto e degli avvolgimenti in senso contrario cui è stato sottoposto. Gli interventi hanno visto l’applicazione di una nuova foderatura, la pulitura della superficie con la rimozione delle sostanze sovrammesse (vernici ossidate, stuccature e ritocchi alterati applicati nel corso di precedenti restauri, residui di strati di polvere sedimentata) e la presentazione estetica.

Alla presentazione dell’opera restituita alla città hanno partecipato anche la direttrice delle Gallerie Estensi Martina Bagnoli; Monsignor Giuliano Gazzetti, vicario generale dell’Arcidiocesi di Modena e Nonantola; il colonnello Alberto Deregibus, del Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri; Luigi Ficacci, direttore dell’Istituto superiore di conservazione e restauro; Cristina Ambrosini, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Con loro anche il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e l'assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi.

Il video della presentazione alla Galleria Estense

Delle indagini e dell’operazione che ha portato al ritrovamento dell’opera trafugata, Muzzarelli ha ringraziato la Magistratura e le Forze dell’ordine, a partire dal Nucleo territoriale patrimonio artistico dei Carabinieri, protagonisti anche di un altro ritrovamento, quello di una statuetta Ushabti rubata dalla collezione egizia dei Musei civici cittadini, dove è attualmente in mostra.

“Anche noi modenesi – ha poi considerato il sindaco – possiamo avere un’arma di difesa del patrimonio storico artistico e culturale che abbiamo ereditato dai nostri predecessori e siamo tenuti a conservare, valorizzare e incrementare. È la diffusione della conoscenza attraverso un’idea di cultura viva e vivace, uno strumento fondamentale che rende la comunità coesa e radicata nei suoi valori e può dare un senso pieno all’idea che il patrimonio artistico sia davvero patrimonio di tutti i cittadini. Il nostro impegno in questo senso – ha concluso il sindaco – deve proseguire e crescere ancora, dalle scuole dei più piccoli all’Università, dalle associazioni culturali e no, fino agli Istituti culturali e ai Musei. Far conoscere per imparare ad amare, far proprio collettivamente e individualmente, riconoscere e riconoscersi nei simboli che han connotato e segnano il nostro civile stare insieme”.

Il dipinto venne realizzato nel 1629 per gli Estensi dall’artista emiliano, all’apice del successo professionale, per essere destinata alla chiesa dei Teatini. Collocata originariamente nel secondo altare di destra il 17 novembre 1630 in occasione della festa di San Gregorio Taumaturgo, la pala fu poi trasferita nel primo altare a sinistra. La tela raffigura la Madonna (da notare senza Gesù Bambino) in trono sulle nubi e san Giovanni evangelista che appaiono a san Gregorio taumaturgo, il quale inginocchiato e con lo sguardo verso l’alto apre le braccia in segno di stupore e timore. Il soggetto richiama uno dei miracoli attribuiti a san Gregorio, vescovo di Neocesarea (l’attuale Niksar in Turchia) vissuto nel III secolo e venerato per la sua grande opera di evangelizzazione ed i tanti prodigi compiuti, in particolare contro i pericoli causati dagli eventi atmosferici e naturali, dalle pestilenze e dalle gravi malattie.

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