Il commento | Modena Pride e omofobia, una rivoluzione che parte dal linguaggio

Centinaia e centinaia di scritte apparse ieri pomeriggio su striscioni, cartelli, magliette e finanche sui corpi dei partecipanti al primo Modena Pride. Un caleidoscopio di messaggi improntati alla rivendicazione di diritti, alla libera manifestazione della sessualità, all'attacco dei politici leghisti, tra molta ironia e una buona dose di allusioni sessuali esplicite, senza dimenticare gli slogan classici della "rivoluzione sessuale" iniziata ormai 50 anni fa. Tra applausi o critiche, il messaggio finale è arrivato forte e chiaro non solo nella parata, ma anche sul palco del Novi Sad dove il Pride si è concluso: "diritti al centro". Un appello corale per l'approvazione defimitiva dei cosidetti diritti civili.

E' stato un cartello in particolare ad attirare l'attenzione di chi - per deformazione professionale - è abituato ad analizzare gli aspetti comunicativi nella quotidianità. Un messaggio che meglio di tanti altri apparsi per le strade di Modena descrive l'imponente sforzo del mondo Lgbt e di chi politicamante lo sostiene affinchè la battaglia per i diritti vada in porto e diventi cultura condivisa. Perchè questa è la vera chiave di volta. Emerge con forza un discorso pubblico incentrato sul "diritto all'amore", senza confini e preconcetti, ma questa esiste parallelamente e in funzione di un atto molto più tangibile, che è la riscrittura delle leggi esistenti.

"L'omofobia non è un'opinione, fattene una ragione", recitava il cartello in questione. Ogni idea, o ideologia se preferite, per diventare vincente deve essere in grado di dimostrare la propria capacità di manipolazione simbolica della realtà: in altre parole deve costruire un linguaggio proprio e far sì che questo diventi condiviso, dal momento che è il linguaggio a determinare i significati che vengono attribuiti alle cose. Il termine "omofobia" è un esempio eccezionale di questo processo. Coniato da uno psicologo clinico americano a fine anni '60, questo neologismo è divenuto ormai di uso comune e negli ultimi anni rientra con sempre più frequenza nel discorso pubblico.

La grande impresa culturale non è stata però semplicemente quella di introdurre nel dibattito un nuovo termine, bensì di riuscire a fornirgli l'accezione che oggi sta compiutamente acquisendo,. Chi è oggi un omofobo? La risposta di chi sfila alla parata arcobaleno va oltre la definizione letterale e disegna un quadro che è politico nella sua massima espressione. La portata simbolica di questa concetto è enorme, come lo sono da sempre le etichette negative e la necessità di individuare simbolicamente un nemico.

L'omofobia si trasforma infatti da mero atto discriminatorio nei confronti di chi ha un diverso orientamento sessuale - per altro una aggravante riconosciuta anche dal nostro ordinamento penale - alla definizione stessa di quel pensiero "bigotto" che si oppone politicamente al pieno riconoscimento di certi diritti invocati dalle comunità Lgbt. In altre parole, "omofobo" diventa non più chi concretamente discrimina con un proprio comportamento negativo, bensì colui che per una diversa visione del mondo si oppone all'approvazione di norme di legge che garantiscano matrimonio egalitario, genitorialità per tutti, adozioni e gli altri rtemi dell'agenda politica in questo campo. Il concetto di discriminazione, nella sua accezione negativa, si estende a macchia d'olio verso tutto ciò che è difforme da un certo pensiero. "L'omofobia non è un'opinione, fattene una ragione" è la frase che suggella questo concetto.

Si tratta di un'operazione culturale straordinaria e apparentemente inarrestabile, che guiderà senza dubbio - e già sta guidando - un cambiamento paradigmatico non solo a livello normativo, ma anche e soprattutto sul piano dei valori di riferimento della nostra società. Questo perchè il linguaggio è il più potente veicolo di rivoluzione: è quello strumento che permette di definire la nostra normalità ed è talmente sofisticato che agisce senza che spesso se ne abbia consapevolezza. Piena consapevolezza c'è, invece, in quei soggetti che invocano questa rivoluzione. E il Modena Pride ne è la manifestazione oceanica.

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