L'editoriale | La sicurezza percepita e "il gioco del silenzio" della Polizia

"Se viene commesso un reato ma nessun mezzo di comunicazione lo riporta, Modena è più sicura?". La Questura di Modena ha fortunatamente trovato una risposta a questa domanda a metà strada fra la cronaca e la filosofia. Ed è affermativa: sì, se la cronaca 'nera' tace, non è successo niente e tutti siamo più sicuri.

E' una deduzione amara, ma inevitabile, che sorge dall'approccio che la Polizia adotta in maniera ormai sistematica circa la comunicazione con i media. Gli uffici della Questura, dove ormai i giornalisti locali non sono quasi più ammessi, hanno il compito dichiarato di comunicare solamente le notizie "positive" e mai quelle "negative". In altre parole, se un criminale viene arrestato la stampa può essere convocata e informata dei fatti, mentre se un reato resta senza colpevole, anche il fatto in sè viene taciuto.

Insomma, bocche cucite su furti in appartamenti e aziende, scippi, aggressioni, spaccate nei negozi e altri reati con i quali i cittadini devono confrontarsi quotidianamente. Una scelta ben precisa quella della Polizia di Stato che evidentemente deriva da una specifica indicazione di natura politica, intesa nel suo senso più ampio. Dove risieda la regia di questa decisione, che non è certo recentissima, non è dato sapere. Nonostante il succedersi piuttosto frequente dei questori in via Palatucci negli ultimi anni e la diversa e personale attitudine al dialogo con i media di ciascuno di loro, la "regola del silenzio" è rimasta invariata, con una chiusura quotidiana di ogni comunicazione. Negli ultimi mesi capita addirittura che non vengano comunicati neppure alcuni arresti o denunce, quelle che dovrebbero essere notizie "positive", sminuendo così anche il lavoro degli stessi agenti impegnati sul territorio.

Una scelta, è giusto sottolinearlo, pienamente legittima da parte dei vertici delle forze dell'ordine, ma che risulta quantomeno miope. Nell'era dell'informazione, la condivisione delle notizie gioca un ruolo fondamentale, anche e soprattutto sul fronte della sicurezza. Un'istituzione che ha il compito di garantire il benessere dei cittadini compie a pieno il proprio dovere tacendo i reati che vegono commessi sul territorio? Fornire ai mezzi di informazione soltanto uno spaccato limitato – e sempre "positivo" – della realtà e dell'attività delle forze dell'ordine è una strategia corretta per aumentare il grado di sicurezza?

Sommessamente ci sentiamo di suggerire il contrario. Fermo restando che sarà sempre dovere del giornalista, in prima istanza, ricercare e riportare gli accadimenti che minano la sicurezza di un territorio, crediamo che anche lo Stato e le sue articolazioni – in questo caso la Questura - giochino un ruolo che non può essere liquidato con tanta leggerezza. Quanto è realmente utile recitare sempre la solita commedia: la parte dell'istituzione barricata nei suoi uffici e quella giornalismo "cane da guardia della democrazia"? Una collaborazione trasparente non sarebbe forse un beneficio per la collettività?

Da anni il dibattito pubblico in materia di sicurezza si districa a fatica tra dati statistici sui crimini e la tanto decantata "percezione". Per la realtà modenese le autorità – dall'Amministrazione Comunale ai vari Questori che si sono succeduti - non hanno mai fatto mistero di una linea politica chiara: di fronte al calo dei crimini, certificato dalla statistica, bisogna lavorare per abbassare percezione di insicurezza che pervade i cittadini e che è determinata dai fattori più vari. Uno di questi fattori è proprio l'informazione. Come detto, il sillogismo è semplicissimo: se il crimine non viene comunicato la percezione si abbassa e per i responsabili della cosa pubblica calano anche i grattacapi. 

Non è però accettabile che la diffusione delle notizie sia vissuta dalle istituzioni come un minaccia. Nè tantomeno è ipotizzabile che nell'era dell'iperconnessione e dei social network basti chiudere i rapporti con i media per garantire il silenzio. Anzi, il rischio è quello opposto, cioè che l'assenza di una fonte autorevole quale dovrebbe essere la Polizia lasci libero sfogo al peggior immotivato allarmismo generato dal flusso incontrollabile del web. Un cittadino più informato e correttamente informato è anche un cittadino più consapevole e in grado di reagire e di contribuire alla tanto declamata "sicurezza partecipata". Ognuno dovrebbe fare la sua parte.

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