Italpizza, riprende lo sciopero di SI Cobas. Picchetti ai cancelli

Ieri e questa mattina lavoratori in strada, ma senza particolari disagi per l'azienda. Anche la Cgil rompe con i sindacati confederali

Dopo alcune settimane di relativa tranquillità, davanti ai cancelli di Italpizza in strada Gherbella è esplosa nuovamente la protesta sindacale. Ieri, infatti, il sindacato SI Cobas si è mobilitato nuovamente proclamando uno sciopero dei suoi iscritti e presidiando l'ingresso dell'azienda, in un quadro ormai abituale per questi primi mesi del 2019.

Il sindacato autonomo spiega così e ragioni della protesta: "Lo sciopero è spinto dalla nuova ondata di provvedimenti disciplinari giunti alle lavoratrici per aver partecipato ad un'assemblea sindacale e dall'ennesimo rifiuto da parte di tutte le aziende coinvolte di confrontarsi con le lavoratrici e i lavoratori del Sicobas". Nel mirino anche l'accordo stipulato in Prefettura nel dicembre scorso: "Sono stati disattesi gli i due punti del verbale che prevedevano la verifica delle posizioni contrattuali, dei turni e dei riposi, con la complicità del sindacato di comodo Uil veniva preparato e siglato nel mese di Febbraio un accordo che legittimava l'applicazione del ccnl delle pulizie del multiservizi per degli operai che 'le pizze non le lavano ma le preparano, le cuociono e le farciscono'. Un accordo che oltre a permettere un ulteriore abbattimento del costo del lavoro rendeva ancora più selvaggio, deregolamentato e flessibile il sistema di organizzazione dei turni lasciato al libero arbitrio dei capireparto".

L'accordo in questione è stato bocciato nei giorni scorsi dai lavoratori, anche a seguito della mobilitazione della Cgil, che ieri mattina ha protestato affianco dei SI Cobas, aprendo uno scenario finora inedito nella delicata e tumultuosa vertenza sindacale. La Cgil ha infatti sottoposto alcune richieste molto concrete. tra cui "la libertà di esprimere e proprie opinioni e le proprie libertà sindacali dentro il sito Italpizza, senza rischiare di essere cambiati di mansione, trasferiti o licenziati", ma anche la "trasparenza sui contratti di appalto", ovvero l'applicazione dei contratti nazionali di logistica, industria alimentare o pulizie a seconda delle reali mansioni svolte.

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