Sciopero e astensione lavorativa per le feste di Pasqua: Cgil, Cisl e Uil ci riprovano

I sindacati continuano a battersi contro la liberalizzazione del commercio degli ultimi anni proclamando sciopero per le festività pasquali; poi lanciano un monito al Governo: "Basta propaganda! Serve una legge, il parlamento riprenda la discussione"

CGIL, CISL e UIL tornano alla carica contro le aperture di negozi e centri commerciali per le festività pasquali e non solo. L'incessante battaglia dei sindacati inizia nel 2011, quando, con il decreto Salva Italia, entra in vigore la piena liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi e prosegue determinata di anno in anno, di festività in festività. E la voce delle associazioni, anche in questi giorni, non manca di invitare i dipendenti delle attività commerciali di astenersi dal lavoro nei giorni festivi di Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile e 1 Maggio. Per domenica 21 aprile, invece, è stata indetta una giornata di sciopero regionale.

"Basta propaganda! Serve una legge, il parlamento riprenda la discussione": questo l'incipit perentorio del comunicato stampa diffuso in mattinata dai i sindacati. CGIL, CILS e UIL, che hanno avanzato diverse proposte di modifica all'attuale deregolamentazione del commercio, esortano il Governo a riprendere la discussione sul tema partendo dalle sei diverse proposte di legge depositate in commissione. 

Alle esortazioni, si accompagnano le richieste "di porre un limite alle aperture incontrollate che in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio e di escludere la possibilità di aprire in occasione delle festività nazionali", che reclamano appellandosi al sentimento civile e religioso proprio della cultura Italiana, e "di restituire agli Enti locali e alle parti sociali la prerogativa di definire la regolamentazione delle aperture territoriali e di determinare quali e quanti nuovi insediamenti commerciali è possibile avviare" sostenendo che la liberalizzazione degli ultimi anni abbia generato una "concorrenza selvaggia i cui costi si stanno scaricando sull'occupazione e sulle condizioni di lavoro".

I sindacati concludono sottolineando che, "sulla base delle norme contrattuali vigenti [...] i lavoratori potranno rifiutarsi di effettuare prestazioni lavorative in tutte le festività, senza incorrere in alcuna sanzione".

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