A tu per tu con i volontari del Telefono Amico, "Non bisogna avere paura di guardare in faccia la sofferenza"

Capire la realtà del Telefono Amico e le esperienze di chi vi opera: un servizio che ogni anno aiuta migliaia e migliaia di cittadini. L’intervista alla Presidente e ai volontari

Un’associazione che da anni è vicino ai più bisognosi in particolare a coloro che soffrono di depressione o solitudine. È il Telefono Amico di Modena attivo sul territorio dal 1987. Un’organizzazione di volontariato che si prende cura, al telefono e via mail, delle persone che hanno bisogno di aiuto, garantendo il totale anonimato. Per entrare ancora più a fondo in questa importante realtà abbiamo incontrato la Presidente del Telefono Amico, Renata Cappi e alcuni volontari. Per spiegarci in prima persona la realtà di questa attività.

Renata Cappi lei è la Presidente del Telefono Amico di Modena, quali sono i principali motivi per cui chiamano l’associazione?

"Per quello che riguarda le tipologie delle chiamate che riceviamo, generalmente, le problematiche più diffuse che ci vengono presentate sono solitudine e depressione, ma vi sono anche molte chiamate con tematiche più specifiche di varia natura che spaziano tra: problemi sentimentali, di relazione, lavorativi, economici, familiari, di salute, esistenziali, di intossicazione e dipendenza, abusi, fino ai problemi pratici." Negli ultimi anni sono aumentate le telefonate di utenti affetti da veri e propri disturbi psichiatrici.  Un dato a parte, inoltre, è costituito dalle telefonate a prevalente tema suicidario. Sono quelle telefonate in cui l’utente fa del desiderio di suicidarsi il tema principale e costante del dialogo e vengono effettuate in netta prevalenza da donne."

Per quanto riguarda la tipologia di utente medio (uomo/donna, età) si può tracciare un bilancio?

"I dati statistici segnalano che gli utenti del servizio sono in maggioranza uomini, e precisamente il 60% contro il 40% di donne. Per quello che riguarda, invece, il contesto familiare, il 44% vive solo ed il resto in contesti vari. Le chiamate giungono in prevalenza dal nord Italia. Per quello che riguarda l’età: la maggioranza di chi chiama ha un’età compresa tra i 25 ed i 65 anni ed  il 7% circa dai 66 anni in avanti.  Da rilevare, invece, lo scarso numero di giovani: circa il 5%. Quest’ultima fascia di età, però, usufruisce maggiormente del servizio di “Mail Amica” che viene offerto in aggiunta a quello telefonico."

Un servizio importante e attivo dal 1987, ma come si è sviluppato nel tempo a Modena?

"La nostra associazione ha mosso i primi passi nel 1987 (ed infatti nel 2017 abbiamo celebrato nostro 30° anno di attività). La fondatrice è stata la psicoterapeuta Josette Baverez,. E’ stato proprio dalla Francia, dove già c’era il Telefono Amico, che Josette ha tratto ispirazione per fondare un centro anche a Modena.  I primi volontari erano un gruppo di amici o conoscenti che, tramite il passaparola, si sono riuniti ed hanno iniziato subito il servizio telefonico, senza effettuare nessun corso di formazione.  Dopo circa un paio d’anni di attività non regolamentata, nel 1989 si giunse alla costituzione legale dell’associazione firmata da 23 soci fondatori e all’iscrizione all’Albo Regionale del Volontariato.

Un ulteriore salto di qualità ci fu nel 1990, con l’adesione al TELEFONO AMICO ITALIA, al quale siamo tuttora associati insieme ad altri 19 centri di Telefono Amico, sparsi sul territorio nazionale. Nel corso dei primi 15 anni di servizio, il numero dei volontari è cresciuto fino a raggiungere anche le oltre 70 persone. Purtroppo, ormai da un po’ di anni, si è verificata, invece, un’inversione di tendenza, per cui il numero dei volontari è via via diminuito, così come è diminuito il numero di persone che vogliono accostarsi a questo tipo di volontariato. Attualmente la nostra associazione è composta da soltanto 25 volontari atttivi. Nel mese di ottobre di ogni anno promuoviamo un corso di formazione per nuovi volontari finalizzato all’ingresso in associazione. Lunedì 23 settembre 2019 ci sarà la serata di presentazione del nostro 28° Corso presso il Centro Servizi del Volontariato, Via Cittadella nr. 30, a Modena, alle ore 21."

Essere di supporto a chi vive momenti difficili però non è semplice…

"E’ vero … non è semplice. Non bisogna avere paura di guardare in faccia al disagio e alla sofferenza di coloro che ci chiedono aiuto e  di condividerli insieme a loro. Telefono Amico offre un ascolto basato sull’accettazione incondizionata, sul non giudizio, sulla  parità, sul rispetto e sulla comprensione empatica, nel pieno anonimato, al fine di instaurare un dialogo autentico e di realizzare una efficace relazione d’aiuto. Sappiamo tutti quanto valore possa avere una parola in una situazione difficile o come un sorriso possa cambiare una giornata. È questo ciò in cui crediamo: l’idea che l’ascolto attento e la costruzione di un colloquio d’aiuto generino un cambiamento; crediamo ci sia la possibilità di fare la differenza e vogliamo fare del dialogo uno strumento di prevenzione."

Abbiamo avuto modo di sentire anche le esperienze di alcuni volontari che da anni collaborano con l’Associazione.

Annalisa da quanto tempo fai parte del telefono amico?

"Faccio parte di Telefono Amico da 5 anni."

Come è stata la prima chiamata cui hai risposto?

"La prima chiamata è stata un vortice di emozioni: chi chiamerà? perchè chiamerà? sarò in grado si accoglierlo? Alla fine è andato tutto bene, sono riuscita ad instaurare un dialogo con chi ha chiamato e sono stata d'aiuto per quella persona, semplicemente ascoltandola."

Come ci si relaziona ad una chiamata?

"Ad ogni chiamata ci si relaziona tenendo ben presente che chi chiama ha bisogno di essere ascoltato e rispettato, non giudicato, ricordando che ciò che a noi può sembrare di poca importanza, per chi chiama invece, può essere di vitale importanza e cercando, se la situazione lo richiede e quando è possibile, di portare la persona che ha chiamato, a trovare dentro di sè una soluzione al problema posto, ascoltandolo con empatia, affinchè si senta compreso e apprezzato e possa far emergere e verbalizzare pensieri e sensazioni profonde e nascoste, cercando quindi di valorizzare la sua potenzialità."

L’empatia è un fattore fondamentale di questa attività?

"L'empatia è fondamentale! Personalmente non credevo di esserne dotata, ma grazie al corso di formazione che ho sostenuto per diventare volontaria e con la pratica, sono riuscita a riconoscerla e farla diventare parte del mio bagaglio personale che metto a disposizione ogni volta che mi pongo all'ascolto di chi chiama."

Marco Antonio anche tu fai parte del Telefono Amico da cinque anni, come è stata la tua prima chiamata?

"Impegnativa, poiché dall’altra parte del telefono c’era un uomo anziano, oltre 80 anni, che manifestava una latente omosessualità mai esplicitamente dichiarata e, sentendosi alla fine della propria vita, cercava nel volontario una conferma di essersi comportato correttamente. Il mio ruolo è quello di ascoltare  e di sollecitare nell’appellante delle risposte che solo lui può darsi, come telefono amico non siamo noi a dovere dare dei giudizi."

Come ti relazioni alle chiamate?

"Come detto in precedenza, il mio ruolo è quello di ascoltare e suggerire delle risposte che solo l’appellante può darsi, aiutarlo ad interrogarsi sui propri bisogni. Certamente, riuscire ad entrare in sintonia con chi telefona che, a sua volta, deve sentirsi  accolto e compreso dal volontario, è fondamentale."

Barbara la tua prima chiamata ricevuta non è stata semplice perchè?

"La mia prima chiamata mi aveva turbata trattandosi di una persona che parlava a fatica di un tema pesante come la violenza in famiglia".

Qual è l’atteggiamento giusto per rispondere ad una chiamata?

"Quando rispondiamo al telefono ci poniamo con un atteggiamento aperto e accogliente, in cui ci sia spazio per tutto ciò che chi chiama voglia esprimere, stiamo accanto a ciò che ci dice e anche ai suoi silenzi. Lo scopo è far sentire a chi chiama che noi siamo lì, per ascoltare, che nel tempo della chiamata quella persona non è sola. L’empatia è un elemento fondamentale, di cui si parla molto ma altrettanto difficile da realizzare a pieno. Sentire come sente l’altro a volte riesce, altre volte meno, ma la presenza di qualcuno interessato a ciò che vive un’altra persona, che la ascolta con attenzione e che accoglie i suoi stati d’animo ed i suoi pensieri, penso sia di aiuto nel far sentire compreso l altro."

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