Studio Unimore sui fondali oceanici dell'Atlantico, rientra la spedizione

È sulla via del ritorno la spedizione internazionale per lo studio dei fondali dell’oceano Atlantico. Un team formato da ricercatori e studenti francesi e modenesi

Una spedizione oceanografica per studiare i fondali dell’Atlantico con un team a tinte francesi e modenesi.

Da sabato 24 agosto la nave “Pourquoi pas?”, la maggiore delle navi oceanografiche della flotta francese è approdata al porto di Mindelo, Capo Verde, l’isola da cui era partita il 10 luglio scorso.

Durante la sua lunga permanenza in mare, ha ospitato a bordo una spedizione internazionale, finanziata dalla Francia, guidata dal prof. Daniele Brunelli di Unimore e dalla dott.ssa Marcia Maia del CNRS di Brest (Francia), che aveva il compito di effettuare ricerche su una delle regioni più enigmatiche del nostro pianeta, la dorsale medio Atlantica, dove le placche dei continenti Africa e Sud America si separano.

Questo fondale oceanico, in una zona di frattura denominata Romanche nell’Atlantico Equatoriale, ora, grazie ai ricercatori italiani e francesi, cui si sono aggiunti singoli studiosi di Norvegia, Libano e altri Paesi, è meno sconosciuto: una mappa ne riproduce l’orografia.

In questa spedizione il gruppo di ricercatori italiani del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche di Unimore, di cui fanno parte la prof.ssa Anna Cipriani, lo studente della laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Geologiche, Fabio Lombardi, e la studentessa della Scuola di Dottorato in M3ES - Models and methods for material and environmental sciences (metodologie di ricerca avanzata in campo ambientale e dei materiali) Léna Verhoest, ha effettuato immersioni con il sottomarino Nautile a profondità limite per le esplorazioni scientifiche.

“La spedizione – spiega il prof. Daniele Brunelli di Unimore - ha portato grandi risultati scientifici, la scoperta di zone tettoniche di scollamento crostale che confermano la presenza di una anomalia fredda nel mantello terrestre. Si è scoperta anche una fascia di vulcani sottomarini in una zona dove la crosta oceanica si sta disgregando a causa delle forze che muovono i continenti intorno all’Equatore del nostro pianeta”.

In particolare, il 29 luglio il prof. Daniele Brunelli ha raggiunto la profondità di 6.028 metri stabilendo il record delle esplorazioni con questo mezzo. Il giorno successivo, 30 luglio, la prof.ssa Anna Cipriani è scesa oltre i 5.800 metri per esplorare la parte attiva della zona di frattura Romanche. I due ricercatori hanno poi effettuato altre due immersioni tra i 4.000 e 5.000 metri per osservare alcuni vulcani sottomarini nella fascia dove le placche africana e sud americana si separano.

Ora il gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche è sulla via del ritorno.

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