Tragedia sfiorata in viale Italia, lo spacciatore accusato di lesioni volontarie

Le autorità ricostruiscono i fatti di ieri pomeriggio, che hanno visto cinque i feriti. Il bandito sarà processato con un'accusa grave, come avvenne per un episodio analogo in viale Moreali due anni fa

Si è conclusa con un bilancio di cinque feriti la disastrosa fuga del 24enne marocchino che ieri pomeriggio è piombato in mezzo al traffico all'incrocio tra viale Italia e via San Faustino nel tentativo di seminare le auto della Polizia che lo pedinavano. Ad avere la peggio sono stati gli occupanti della Citroen C3, colpita in seconda battuta dall'auto pirata e su cui viaggiavano una mamma, la figlia piccola e la nonna di 79 anni. Proprio l'anziana ha riportato i traumi più gravi e resta in prognosi riservata, ma anche la bimba di 5 anni dovrà fare i conti con una frattura alla clavicola. Solo qualche botta per la mamma della piccola.

Usciti quasi illesi invece la madre e il figlio 13enne che viaggiavano sulla Volkswagen Polo centrata dall'Opel Astra del delinquente prima del cappottamento: l'auto che proveniva da viale Italia è stata colpita nella parte anteriore proprio al centro dell'incrocio e per davvero pochi centimetri si è evitato il peggio. Considerato quanto accaduto, è lecito tirare un sospiro di sollievo: il conto poteva essere davvero drammatico.

Lo spacciatore è stato arrestato dalla Polizia non appena uscito dal suo mezzo capovolto e dovrà rispondere dell'accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio, dopo che gli agenti hanno trovato mezzo chilo di cocaina purissima proprio a bordo della sua auto. Un reato per altro abituale per il giovane nordafricano, che era stato arrestato a fine gennaio dopo essere stato sorpreso dai Carabinieri con una quantità di stupefacente tre volte superiore. Il 24enne stava scontando la pena agli arresti domiciliari, ma aveva ottenuto il permesso di uscire di casa per recarsi al lavoro: proprio sfruttando questa concessione proseguiva la sua attività criminale, che ieri lo aveva portato al Parco Ferrari dove era finito nel mirino degli agenti della Narcotici.

Aldilà delle questioni legate allo spaccio, ovviamente, quello che ha destato stupore ieri è stato ben altro. La Procura ha contestato al giovane anche i reati di resistenza (la fuga dalla Polizia) ma soprattutto quello di lesioni volontarie. Il sostituto procuratore Marco Nicolini, chiederà infatti al giudice che il 24enne venga condannato per la decisione si accettare coscientemente il rischio di creare un danno agli automobilisti attraversando con il rosso a forte velocità. Se l'accusa non dovesse reggere, scatterà invece il reato di lesioni stradali. Dalla parte della Procura c'è però un precedente modenese di due anni fa, in cui la stessa richiesta venne soddisfatta dal giudice. Nell'agosto 2014 altri due magrebini in fuga dalla Polizia dopo un furto centrarono l'auto di una famiglia in viale Moreali, ferendo tre persone: i due stranieri furono condannati a 3 anni e mezzo di carcere.

L'episodio di ieri ha inevitabilmente suscitato scalpore e dubbi. Posta l'imprevidibilità della condotta di certi delinquenti, in molti cittadini è sorto un interrogativo sull'opportunità o meno da parte della Polizia di condurre un inseguimento in pieno pomeriggio su strade così trafficate come i viali a ovest del centro. Qual è il limite tra l'esigenza di assicurare un criminale alla giustizia e l'incolumità delle persone che si trovano in strada? Un dibattito che davanti ad episodi di questo tipo difficilmente troverà una soluzione, oggi come in futuro. Nel caso specifico di ieri, va però sottolineato che il tutto è avvenuto in maniera meno "cinematografica" di quanto si possa supporre. Dopo alcuni minuti di pedinamento, infatti, le auto civetta della Polizia avevano perso di vista il bandito, che alla vista del rosso ha pigiato sul pedale del gas proprio per mettere una barriera di traffico tra sè e gli agenti. I poliziotti non hanno neppure assistito in maniera diretta all'incidente, che è avvenuto fuori dalla loro portata. E' quindi esclusa l'ipotesi di una "forzatura" da parte delle forze dell'ordine nel condurre l'inseguimento. Al resto ha pensato la buona sorte.

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