Agente aggredito alla Casa Lavoro di Castelfranco e portato al Pronto Soccorso

Il sindacato Sappe denuncia nuovamente alcuni problemi legati alla presenza di detenuti con difficoltà psichiatriche nella struttura di Castelfranco, dove per altro vi è una commistione tra "regimi" di detenzione diversi

Lo scorso 7 ottobre presso la Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia l’addetto alla vigilanza e osservazione del primo piano detentivo è stato vittima di un’aggressione compiuta da un detenuto con gravi problemi psichiatrici. Il giorno prima l'uomo aveva tentato di allontanarsi scavalcando la recinzione metallica del campo sportivo ed era stato bloccato prima che arrivasse al muro perimetrale.

Proprio per questo gli era stato impedito di tornare nel campo allìindomani della tentata fuga, ma la decisione è stata accolta molto male e il carcerato ha colpito violentemente l'agente della Penitenziaria, costringendolo a recarsi al Pronto Soccorso da quale è stato dimesso con una prognosi di sette giorni.

Il sindacato Sappe ha così commentato l'episodio: "Da qualche tempo denunciamo un incremento di assegnazioni di soggetti internati con gravi problemi di natura psichiatrica; questo inevitabilmente comporta una difficile gestione custodiale, stante la particolare attenzione che tali soggetti richiedono e, unitamente alla mancanza dell’assistenza sanitaria nelle 24 ore, un aumento delle traduzioni presso i luoghi esterni di cura, degli eventi critici e delle violazione alle norme disciplinari e penali spesso caratterizzate proprio dalle aggressioni perpetrate ai danni del personale di polizia penitenziaria".

Per i rappresentanti sindacali del Corpo, Gianni Durante e Francesco Campobasso, la condotta violenta dei giorni scorsi  è "l’ennesima dimostrazione del fallimento delle misure custodiali in atto, in primis quella della vigilanza dinamica tanto criticata in ambito nazionale".

A Castelfranco viene sollevato infine il problema della "promiscuità" tra coloro che sono sottoposti alla misura di sicurezza detentiva della casa di lavoro (internati) e l’altra destinata ai detenuti ammessi al regime “della custodia attenuata per tossicodipendenti e/o alcooldipendenti”. Considerato che il numero dei detenuti è circa il 10% rispetto al totale degli internati presenti, con una netta prevalenza di quest’ultimi, di fatto non si riesce ad assicurare la separazione tra le due fattispecie di ristretti perché gli internati vengono collocati nella sezione sbagliata.

"Ciò sarebbe risolvibile con una gestione degli internati differente; sarebbe sufficiente individuare in ogni regione, sezioni destinate alla custodia degli internati, cosi da garantire anche la territorializzazione della pena – chiosa il Sappe – Da tempo si invocano provvedimenti in grado di garantire misure custodiali in grado di arginare tali problematiche e, di converso, individuare idonee misure che possano risolvere la delicata questione della promiscuità tra soggetti detenuti".

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