Picchio Rosso, i 40 anni della discoteca che ha fatto la storia

Un anniversario importante per uno dei locali simbolo degli anni '70 e '80. Il Picchio Rosso di Formigine è per molti una pietra miliare della gioventù e della musica. Sabato 12 marzo al Gilda superparty con tanti ospiti, per celebrare l'anniversario

Era il 13 Marzo del 1976 quando il Picchio Rosso inaugurò a Formigine la sua stagione ricca di successi. Un fenomeno di costume che è entrato nell’immaginario collettivo. Era il momento del passaggio dalle balere alle discoteche. Il Picchio ( cosi’ tutto lo chiamarono ) era la discoteca “nuova”, quella piu’ moderna, con i djs piu’ conosciuti, gli spettacoli più importanti, gli impianti luce più strabilianti e gli slogan più efficaci.  “Super Set Music  Hall” era quello più usato (quello della insegna esterna), ma anche “Mitiche Atmosfere” non era da meno.

Il Picchio, colpì subito per la sua grandezza, l’architettura e l’arredamento molto moderno. Nessuno si sarebbe mai immaginato che quei “divanetti” rossi e quell’ingresso “spaziale” con i neon gialli da tutte le parti diventassero così famosi ed avessero poi avuto un ruolo davvero importante nel costume nella cultura e nella società. Il Picchio aveva anche un giardino estivo il “Settimo Cielo”. In quell’epoca, i locali da ballo, poi chiamate discoteche (dove si suonano i dischi) si contavano come le dita di una mano. Era l’inizio di un epoca di costume e di grandi rivoluzioni musicali, il culmine della disco music, del funky, della new wave. Fine anni settanta inizio anni '80.

Al Picchio, c ’era la sigla d’inizio e di fine. C'era l’orario per i djs. Uno faceva la prima parte, l’altro la seconda. La settimana dopo il contrario. C’erano dei riti. Nessuno poteva andare in consolle, il direttore Luciano Riccò non voleva (mentre beveva uno stinger o un bianchetto) . Il gioco di luci era diverso sulla sigla. Uno show. Poi iniziava la serata, con la battuta bassa, per far scaldare l’ambiente. I dischi non si suonavano due volte. C’erano i lenti. L’intrattenimento e la musica era di tipo popolare , ma con gusto dichiarava Mario Boni il presidente della società di gestione, quando il Picchio aprì. Si pagava 5 o 10.000 lire. Si pagava l’ingresso e poi anche la consumazione (a parte). C’erano pochi omaggi. C’era la caccia alle tessere. L’entrata al Picchio era un premio, nelle polisportive.

Ci si metteva il vestito buono per andare al Picchio. Chi non aveva i soldi per la consumazione, faceva un “chinotto” (andava in bagno e si chinava per bere dai rubinetti). I bagni avevano la “turca” . Si poteva fumare. Tutte le volte che andavi al Picchio, tua madre metteva fuori i vestiti perchè “ sapevano di fumo” . Molti andavano in 4 nella 127. Alcuni in corriera (specie la domenica pomeriggio), altrimenti si faceva l’autostop.

Fu uno di quel locali che diede vita, anche, a tantissime professioni. Da quel momento il Dj diventò una professione, il tecnico luci, pure. Prima il Dj era “quello” che, nella pause e tra una orchestra e l’altra intratteneva il pubblico, e metteva i lenti. Poi divenne l’intrattenitore della serata. I vocalist, non c’erano. C’erano due tipi di Djs. Quello “ muto” e quello che “ usava il microfono” . I Djs del Picchio, erano popolari. Da quel momento la parola discoteca, divenne popolare.

Al Picchio, sono passati tutti i più importanti artisti, cantanti e band Italiane; Il Picchio ha dato la possibilita’ a tanti giovani di avvicinarsi alla musica, con i suoi concerti. Sul palco si sono esibiti; Da Vasco Rossi (che qui tenne uno dei suoi primi concerti), al posto di Alberto Fortis a Renato Zero ( che da questo palco si fece conoscere per i suoi costumi); Da Lucio Dalla a Zucchero fino ai Poohe ad alcuni dei piu’ importanti artisti internazionali; Da Donna Summer, Barry White, Tina Turner, a Ray Charles e John Miles, fino a James Brown (che qui tenne uno dei piu’ importanti concerti in Italia). Il Picchio, furono anche ambientati dei film con Adriano Celentano e Ugo Tognazzi.

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