Collusione tra CPL e Camorra, “Casari e Diana sapevano” 

Nuove conferme dall'interrogatorio dell'imprenditore Antonio Piccolo, che avrebbe confermato il pieno coinvolgimento dell'ex presidente CPL e del politico casertano. Operazione dei Ros, sequestrati terreni, immobili e società per 53 milioni 

Iniziano ad arrivare le prime conferme sull'inchiesta per mafia che ha nuovamente travolto CPL Concordia, i cui ex dirigenti e responsabili dell'area campana sono accusati a vario titolo di aver stipulato un patto con i clan dei Casalesi per la metanizzazione dell'Agro Aversano. Antonio Piccolo, l'imprenditore arrestato che avrebbe fatto da intermediario nel “patto”, avrebbe confermato le accuse mosse dai PM.

Durante l'interrogatorio di garanzia, infatti, il 49enne casertano, avrebbe avvallato le ipotesi della magistratura di Napoli, confermando tra l'altro il coinvolgimenti diretto sia di Roberto Casari, che dell'ex parlamentare democratico Lorenzo Diana. Per contro, però, Piccolo si sarebbe smarcato in modo netto dal clan Zagaria, cui gli inquirenti lo hanno più volte associato.

Già da domani riprenderanno gli interrogatori delle sei persone arrestate, tra cui anche Roberto Casari. L'ex presidente di CPL in questo momento si trova rinchiuso nel carcere di Trento – la terza struttura “visitata” in pochi mesi – dal momento che si trovava agli arresti domiciliari in Trentino quando è stato raggiunto dai carabinieri con un nuovo ordine di arresto.

Nel frattempo i Ros e i Gico hanno eseguito i primi sequestri preventivi ai danni degli imprenditori coinvolti nell'inchiesta. Si tratta di ben 53 milioni di euro, corrispondenti a case, terreni e società nella disponibilità di Claudio Schiavone e Antonio Piccolo.
 

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