Processo "Black monkey", cade in Appello l'accusa di associazione mafiosa

Nel processo coinvolto anche il giornalista Giovanni Tizian, che commenta: "Sono deluso, ma un po' me lo aspettavo"

Cade in appello, venendo riqualificata in semplice associazione a delinquere, l'accusa di associazione mafiosa per gli imputati del processo Black monkey a cui veniva contestata. Di conseguenza, il collegio della Corte d'appello di Bologna, presieduto dal giudice Luca Ghedini, ha accordato forti sconti di pena ai principali imputati, in primis a Nicola Femia, accusato di essere a capo di un impero del gioco d'azzardo illegale. Per Femia, la pena è quindi scesa da 26 anni e 10 mesi a 16 anni e 5.000 euro. Riduzioni di pena anche per i suoi figli Rocco (da 15 anni a 10 anni e 2.500 euro) e Guendalina (da 10 anni e tre mesi a cinque anni). Revocati anche i risarcimenti disposti in primo grado per le parti civili, tra cui il giornalista Giovanni Tizian, la Regione Emilia-Romagna, vari Comuni e l'associazione Libera. 

Per quanto riguarda gli altri imputati che avevano ricevuto le pene più pesanti, per il genero di Femia, Giannalberto Campagna, la condanna è scesa dai 12 anni e due mesi comminati in primo grado ai sette anni decisi dai giudici d'appello. Anche Domenico Cagliuso ha ottenuto uno 'sconto', da 15 a 10 anni (a cui si affianca una pena pecuniaria di 2.500 euro). Più che dimezzata, da nove a quattro anni, anche la pena per Rosario Romeo, all'epoca dei fatti ispettore della Squadra mobile di Reggio Calabria e accusato di essere una 'talpà di Femia e di altri imputati. Anche Valentino Trifilio, condannato in primo grado a otto anni e nove mesi, in appello si è visto comminare una pena di quattro anni, oltre a 1.530 euro. Sconto di pena più lieve, da quattro a tre anni e 1.500 euro, per Massimiliano Colangelo. 

Altri quattro imputati sono stati assolti, due "perchè il fatto non costituisce reato" e altrettanti "perchè il fatto non sussiste", mentre un'altra è stata salvata dalla prescrizione. Prescrizione che ha fatto saltare tutta una serie di capi di imputazione, anche per Femia e i figli e per Campagna, mentre lo stesso Femia e altri quattro imputati sono stati assolti da parte delle accuse, o "perchè il fatto non sussiste" o "per non aver commesso il fatto". Sempre Femia e i figli, assieme a Campagna, Cagliuso e altro sei imputati, dovranno rifondere complessivamente 16.000 euro all'Avvocatura dello Stato.

Quanto alle parti civili, oltre ai risarcimenti per Tizian, per la Regione e i Comuni e per Libera, sono stati revocati anche quelli per l'Ordine dei giornalisti, la presidenza del Consiglio e i ministeri della Giustizia e dell'Interno. Resistono soltanto, stando al dispositivo della sentenza, quello da 500.000 euro per l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e quello da 200.000 euro per Sistema gioco Italia. Per capire su quali basi i giudici d'appello abbiano deciso di ridimensionare in maniera tanto netta la sentenza di primo grado bisognerà comunque attendere di leggere le motivazioni, che saranno depositate nel giro di 90 giorni.

"Sono deluso, ma un po' ce l'aspettavamo, perchè questo è il clima, come si è visto con Mafia Capitale. Il problema, a questo punto, è capire cosa è mafia e cosa non lo è: ce lo spieghino, cosi' potremo capirlo meglio tutti". Questo il commento a caldo del giornalista Giovanni Tizian. E pur precisando che sarà necessario leggere le motivazioni per capire su quali basi si fondi la sentenza odierna, Tizian, che nel processo è parte civile in quanto vittima di minacce da parte di Femia e di un altro imputato -e che si è visto revocare il risarcimento da 50.000 euro deciso dai giudici di primo grado- annuncia che "ovviamente faremo ricorso in Cassazione, e credo che lo farà anche la Procura generale". In ogni caso, sottolinea il cronista, "resta la gravità" del fatto che dal processo è emersa "un'associazione che sicuramente ha a che fare con organizzazioni mafiose, c'è poco da fare". Non a caso, evidenzia, anche se "le pene sono state ridotte, i 16 anni inflitti a Nicola Femia per associazione a delinquere semplice non sono pochi. Detto questo- conclude- restano i personaggi che abbiamo visto durante l'inchiesta, quindi personaggi legati ai clan calabresi che pero' per la Corte d'appello, evidentemente, non sono 'ndrangheta".

(DIRE)

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