Traffico e spaccio di droga, sgominata una violenta banda italo-albanese

Eseguite 18 misure cautelari e numerose perquisizioni a carico di altrettanti soggetti, indagati a piede libero, in tutto il territorio nazionale, nonché Spagna ed Albania. Sequestrati oltre 130 kg di stupefacenti

Stamane all'alba i Carabinieri della Compagnia Carabinieri di Borgo Panigale e i colleghi dei territori limitrofi hanno dato il via ad una serie di misure cautelari ad un' associazione per delinquere italo-albanese, finalizzata al traffico illecito e alla produzione di sostanze stupefacenti, nonché detenzione e porto abusivo di armi, estorsione, lesioni personali e furto. DI fatto si tratta di un gruppo che organizzava il trasporto della droga dai porti sull'Atlantico all'Italia, per poi gestire lo spaccio sul territorio bolognese e nelle zone limitrofe.

L’operazione odierna, che ha visto coinvolti 200 Carabinieri su tutto il territorio nazionale - modena compresa - si è concretizzata, oltre che nell’esecuzione di 18 ordinanze di misura cautelare in carcere, in più di 40 perquisizioni.

L’attività investigativa è supportata da numerose operazioni di servizio dei carabinieri della Compagnia di Bologna Borgo Panigale, che hanno tratto in arresto in flagranza 14 soggetti e sottoposto a sequestro 100 kg. di marijuana, 30 kg. di hashish suddivisi in circa 260 panetti, 500 gr. di cocaina (pura con una percentuale del 90%), nonché due pistole (tra cui una pistola artigianale ricavata da un’arma a salve). 

Criminali violenti, minacce e pestaggi in caso di debiti non pagati

L’associazione era un gruppo armato e pericoloso. Sono stati accertati numerosi episodi in cui i sodali si sono resi responsabili di pestaggi ed estorsioni perpetrati nei confronti di spacciatori al dettaglio e consumatori che non riuscivano ad “onorare” i debiti contratti per l’acquisto della sostanza stupefacente. In una circostanza, i malviventi hanno prelevato uno degli spacciatori al dettaglio, che non era riuscito a pagare la droga acquistata poiché era stato arrestato dai carabinieri per detenzione delle stesse sostanze stupefacenti. Il malcapitato è stato quindi sequestrato per alcune ore con la sua stessa autovettura e violentemente pestato con una mazza da baseball in un parcheggio di Castel Maggiore. Pur avendo riportato lesioni giudicate guaribili in 40 giorni, quali la frattura del braccio destro ed una lesione orbitale e al timpano, non ha collaborato nelle indagini, negando i fatti per paura di ulteriori ritorsioni.

In altra circostanza, uno dei debitori è stato prelevato dalla cellula albanese e portato al cospetto del nucleo centrale del sodalizio in una base logistica nel quartiere San Ruffillo, ove è stato violentemente pestato poiché non aveva ancora pagato un debito di circa 50 kg di marijuana. La violenza del sodalizio è dimostrata anche dalla disponibilità di armi da fuoco. Al riguardo, in numerose occasioni, gli associati usavano le pistole in loro possesso per intimorire gli spacciatori al dettaglio insolventi.  

In particolare, tra i soggetti arrestati in flagranza, oggi destinatario della misura cautelare, figura un albanese che, allo scopo di sottrarsi alla cattura, nel giugno 2018 per eludere un controllo si era nascosto sui binari della ferrovia in zona Ponte Samoggia. Lo stesso, latitante dal 2010 poiché già destinatario di una misura della custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti emessa dal GIP di Bologna, aveva trovato sostegno ad Imperia dalla madre, ove aveva trascorso tranquillamente il periodo del Ramadan. Tornato nel bolognese per continuare i suoi traffici illeciti, dopo aver fatto “calmare le acque”, è stato invece tratto in arresto in flagranza nella sua abitazione di Zocca.  

Tra gli arrestati figura anche un tunisino di 31 anni residente a Castelfranco Emilia e attualmente detenuto in carcere al Sant'Anna, al pari di un altro nordafricano, un marocchino 39enne.

Trasferte in Spagna e Francia per comprare la droga

Inoltre sono state accertate sia le modalità del traffico internazionale che quelle dello spaccio al dettaglio. I capi dell’associazione, alternandosi periodicamente tra di loro per destare minor sospetto nei loro movimenti, con frequenza mensile si recavano in Spagna e Francia per acquistare lo stupefacente e contrattarne personalmente il prezzo. Dopo aver acquistato la droga, altri associati ne effettuavano il trasporto dividendosi su almeno tre autovetture, che si distanziavano di circa 5 minuti l’una dall’altra, al fine di allertare quella con la droga, di solito quella centrale, della presenza di forze dell’ordine. Le attività illecite fruttavano il 200%-300% circa del capitale investito. Infatti per 1 kg di Marijuana pagavano in Spagna e Francia dai 6.000 ai 10.000€, per poi rivenderla al dettaglio in Italia a circa 15-25€ al grammo (per complessivi 15.000-25.000€/kg). Per un panetto di hashish da 250 grammi pagavano dai 1.500 ai 2.000€ (circa 6.000-8.000€ al kg), rivendendo al dettaglio a circa 15-20€ al grammo (per complessivi 15.000-20.000€/kg). Il prezzo della cocaina, invece, all’estero era di 40.000-50.000€/kg, mentre a Bologna, all’esito anche delle operazioni di taglio, veniva rivenduta a circa 80-100 euro al grammo (per complessivi 80.000-100.000€/kg). 

Magazzini e depositi per la droga nel bolognese, compresa la cucina di un ristorante

La droga acquistata all’estero veniva depositata a Bologna in garage in affitto (con regolarissimi contratti per non destare sospetti) sempre ubicati nelle immediate vicinanze delle residenze dei principali esponenti dell’associazione, che in questo modo tenevano sempre sotto controllo la droga, ovvero nelle adiacenze del campo nomadi di via Erbosa. La droga acquistata finiva poi nelle piazze di spaccio bolognesi, in piazza Verdi, alla Montagnola, in zona Pilastro, Corticella e Borgo Panigale. È stato accertato che i malfattori avevano realizzato una base di spaccio al dettaglio anche in un ristorante di Castel Maggiore, ove avevano ricavato, in alcune aree della cucina e della dispensa, in particolare nel reparto dolci, degli spazi per occultare la droga, ovvero nello sgabuzzino del bagno del personale di servizio. In particolare, per sfruttare la copertura data da tale attività commerciale, utilizzavano nomi in codice sempre riferiti al ristorante, quali ad esempio farina e pane per indicare la cocaina, cioccolato e pesce per indicare hashish e marijuana, dolci o pizze per indicare quantitativi più importanti. Il ristorante era poi un importante punto di ritrovo, ove avvenivano gli incontri più importanti e significativi. Infatti in caso di controllo delle forze dell’ordine, facilmente avrebbero giustificato con l’occasionalità la loro contemporanea presenza al ristorante. Lo spaccio al dettaglio nelle piazze bolognesi avveniva prevalentemente con appuntamento telefonico, mediante consegna in luoghi spesso affollati per destare minor sospetto, come piazza Verdi. 
 

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