Assalto al portavalori: solo una messinscena. Fermate le due guardie

In meno di 48 ore la Squadra Mobile di Modena ha smontato il piano messo in atto dai due dipendenti della ditta di strasporti tedesca: con la complicità di un parente residente a Reggio Emilia avevano simulato la rapina per intascare oltre 10 milioni in gioielli, orologi e denaro

Nell'arco di poche ore la Polizia è venuta a capo del caso della presunta rapina ad un furgone portavalori, denunciata dai due uomini incaricati del trasporto all'alba di giovedì 31 ottobre. I due avevano spiegato di essere stati bloccati in autostrada e minacciati con armi da fuoco da quattro rapinatori, che avrebbero poi preso possesso del loro furgone e rubato tutto il carico di grande valore, per poi abbandonare sia il mezzo che i due trasportatori, il primo a Correggio e i secondi a Parma.

I due avevano poi denunciato l'accaduto alla Questura di Parma, ma l'intera vicenda presentava aspetti poco chiari. La Squadra Mobile di Modena ha iniziato ad indagare sei ore dopo la denuncia, anche a causa di un'intricata questione relativa alla competenza territoriale. La rapina denunciata era avvenuta a Carpi, il furgone era stato trovato del Reggiano e i due avevano preso contatto con la Polizia di Parma: i Pm hanno dovuto prima capire chi fosse l'incaricato a svolgere l'inchiesta, che infine è stata attribuita a Modena.

Le due guardie giurate - italiani residenti da tempo a Stoccarda dove ha sede la ditta di trasporto per cui lavorano - sono stati interrogati a più riprese e separatamente: questo ha fatto emergere alcune incongruenze nelle versioni da loro fornite, indirizzando gli inquirenti su alcune piste precise. L'indagine è stata rapida e si è conclusa, in questa prima fase, ieri sera intorno alle 22, con il fermo dei due, accusati di aver simulato la rapina per intascare gli oggetti di grande valore che costituivano il loro carico.

La svolta è arrivata grazie alle immagini di videosorveglianza, con un varco stradale posto tra Carpi e Correggio che ha in effetti ripreso il transito del veicolo portavalori, preceduto da quello che si riteneva essere il furgone dei rapinatori che aveva sbarrato loro la strada in A22 poco prima del casello carpigiano. Le indagini hanno però permesso di scoprire che il mezzo in questione era in realtà di proprietà di un artigiano residente a Reggio Emilia, guardacaso imparentato con una delle due guardie giurate.

Pezzo dopo pezzo il castello messo in piedi dai due è crollato. Gli agenti della Squadra Mobile hanno fatto irruzione nell'appartamento del 44enne reggiano mentre questi era a cena con moglie e figlia: dopo 10 minuti di pressione l'uomo è crollato e ha confessato di aver aiutato lo zio a mettere in atto la finta rapina. Poco dopo è stata ritrovata anche la refurtiva, stoccata in un garage di via Goito, sempre a Reggio, di proprietà di un'altra persona del tutto estranea ai fatti.

IL VIDEO - Recuperata la refurtiva in un garage

In queste poche ore di indagine i poliziotti hanno anche svolto diverse intercettazioni, telefoniche e ambientali, sul conto dei due, scoprendo che erano già in possesso di un biglietto aereo per fare ritorno in Germania. Per evitare la fuga, dunque, i due sono stati sottoposti a fermo e trattenuti per essere interrogati nuovamente. Si tratta di un 35enne di origine napoletane e di un 62enne originario della provincia di Crotone, zio del basista reggiano. Quest'ultimo, vista la disponibilità a collaborare, al momento è stato denunciato a piede libero.

Tutta la refurtiva è stata recuperata. Si tratta di un valore davvero ingente, quantificato in oltre 10 milioni e costituito sia da denaro contante che da orologi e gioielli. La spedizione dalla Germania era destinata alla ditta Battistolli di Bologna, che a sua volta l'avrebbe poi smistata ai diversi destinatari in varie parti d'Italia, per lo più aziende e privati.

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