Violenza sessuale, omicidio e tentato sequestro. L'orrore dietro la tragedia di San Donnino

In carcere un 34enne di Savignano, cui i magistrati imputano tre differenti delitti, tra i quali il brutale assassinio di una prostituta il cui corpo è stato ritrovato carbonizzato alla periferia di Modena

Magistratura e Carabinieri hanno individuato il presunto omicida della giovane donna, il cui cadavere era stato rinvenuto lo scorso 10 settembre nelle campagne di San Donnino. Un fatto brutale e avvolto apparentemente dal mistero, sul quale è stata svolta un'indagine con grande perizia, eseguita dal Nucleo Investigativo dell'Arma dei Carabinieri, coordinata da un pool di magistrati della Procura di Modena.

I riflettori degli investigatori si sono indirizzati su un uomo di 34 anni, residente a Savignano sul Panaro, al quale sono attribuiti tre diversi ed efferati delitti compiuti nell'arco di pochi giorni nella nostra provincia. L'omicidio sarebbe infatti soltanto uno dei crimini commesso dal modenese, che anche nella vita privata ha dato segni di atteggiamenti violenti e di dipendenza da droghe.

L'uomo è stato trasferito in carcere il 6 settembre scorso, a seguito dell'ultimo dei delitti che gli viene attribuito: il tentato sequestro di una giovane avvenuto a Savignano il 2 settembre. Grazie al GPS dell'auto e ad una videocamera il 34enne è stato incastrato e il Tribunale ha disposto la sua carcerazione, ma solo in seguito sono emersi altri inquietanti fatti.

In carcere l'uomo ha confessato di essere stato il protagonista della violenza sessuale consumata a Zocca il 24 agosto, ai danni di una conoscente aggredita nel garage di casa. Ha negato invece l'addebito più grave, ovvero l'omicidio della 31enne rumena, che gli inquirenti gli hanno attribuito dopo un lavoro davvero complesso svolto con il supporto fondamentale dei Ris e della medicina legale.

L'assassinio sarebbe avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 agosto a Modena, dopo la consumazione di un rapporto sessuale all'aperto: la ragazza era infatti una prostituta. Ancora scarsi i dettagli forniti su questo delitto, che sarebbe stato consumato all'aperto e in un luogo diverso rispetto al parcheggio accanto al percorso natura del Panaro, dove invece sarebbe stato bruciato il corpo, poi smembrato dagli animali selvatici. Fondamentale per l'identificazione della giovane è stato un chiodo midollare impiantato alcuni anni fa alla vittima, a seguito di un'operazione chirurgica. Un dettaglio cruciale per attribuire l'omicidio al 34enne è stato invece il ritrovamento dei frammenti bruciati - sia sotto il cadavere sia in un cespuglio - di un quaderno della figliastra del presunto omicida e probabilmente usato per appiccare il fuoco. 

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