Cemento depotenziato, la Regione svela le irregolarità sull'Aula Magna di San Felice

Una lettera dell'ingegnere Responsabile Unico per la ricostruzione post sisma degli edifici scolastici rivela il risultato delle analisi sulle fondamenta dell'edificio incompiuto di via Montalcini. Non ci sonno minacce per la sicurezza, in corso la progettazione del riappalto

Quelli che erano i sospetti sollevati da più parti intorno all'Aula Magna di San Felice sul Panaro sono stati confermati. L'edificio – un teatro con 500 posti a sedere – era stato accantierato nel 2014, dopo l'affidamento dell'appalto al Consorzio Pegaso di Parma, salvo poi essere abbandonato in seguito a diverse traversie, culminate con la risoluzione del contratto da 1,4 milioni tra la Regione (appaltante) e l'impresa parmense. I dubbi che si erano fatti strada riguardavano aspetti tecnici della struttura stessa, proprio a partire dalle fondamenta in cemento armato che erano state gettate nell'area di via Montalcini accanto al polo scolastico sorto dopo il terremoto del 2012.

Di queste criticità si erano fatti carico in particolar modo i consiglieri della lista civica San Felice in Movimento, che dopo aver inviato una missiva alla Regione Emilia-Romagna hanno ricevuto nei giorni scorsi una lettera che dà corpo ai sospetti circa i materiali da costruzione utilizzati. Cemento depotenziato: un'espressione purtroppo già nota alle cronache dopo la recente inchiesta scoppiata a Finale Emilia e che trova con l'indagine della Procura un preoccupante parallelo. Anche il cemento dell'Aula Magna è stato in parte fornito dalla Betonrossi, colosso piacentino al centro dello scandalo per la sostituzione dei provini di calcestruzzo nei lavori della scuola finalese.

Come detto, la lettera a firma del Responsabile del procedimento – l'ingegnere Manuela Manenti che coordina i progetti di ricostruzione scolastica nel cratere sismico – mette in luce come il cemento utilizzato si sia rilevato di qualità inferiore a quello che richiedeva il progetto originario, che avrebbe dovuto assicurare una classe di resistenza di C25/30.

“Conseguentemente in corso di esecuzione delle opere strutturali in particolare in data 8 luglio 2015 su disposizione della direzione dei lavori in accordo con il collaudatore statico in corso d'opera erano stati fatti eseguire ad un laboratorio ufficiale carotaggi distruttivi sulle travi di fondazione già realizzate ai fini dell'esecuzione di ulteriori prove di schiacciamento – si legge nella lettera dell'ingegnere – Le prove di schiacciamento effettuate sulle carote estratte avevano confermato l'impiego di calcestruzzo inferiore di una classe rispetto quella prevista da progetto”.

Questo non significa ovviamente che la struttura fosse insicura in senso assoluto, anzi. “A valle dei calcoli e delle verifiche attuate progettista della struttura ha concluso che le sezioni delle travi di fondazione risultavano ugualmente verificate anche adottando la classe effettiva del materiale”, aggiunge la responsabile del procedimento, aggiungendo che in successione sono erano state eseguite anche delle prove di carico sui portali metallici in elevazione.

A differenza del caso della scuola Frassoni di Finale, l'edificio di San Felice non è stato concluso e ciò permetterà di “aggiustare il tiro” nel proseguimento dei lavori. In attesa della sottoscrizione della perizia di variante, è infatti in corso di svolgimento la riprogettazione definitiva dell'opera, che potrà essere riappaltata. Inevitabile, tuttavia, che ulteriori ombre si allunghino sul rispetto della legalità nei cantieri del cratere sismico, dove pare non siano mancati i tentativi di speculazione.

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