San Felice sul Panaro, inaugurata la nuova chiesa

Una processione ha condotto celebranti ed assemblea dalla tensostruttura che fungeva da chiesa provvisoria fino al nuovo edificio, davanti al quale l'ing. Carlo Guidetti direttore dei lavori, ne ha illustrato le principali caratteristiche

La nuova chiesa di San Felice

A quasi due anni dal terremoto che ha cambiato la fisionomia della Bassa, a San Felice ieri, domenica 6 aprile, la dedicazione della nuova chiesa: la liturgia presieduta dall’arcivescovo mons. Lanfranchi ha visto concelebrare mons. Lino Pizzi, vescovo di Forlì – Bertinoro, che non ha mai fatto mancare, in questi due anni, solidarietà ed appoggio.

Una processione ha condotto celebranti ed assemblea dalla tensostruttura che fungeva da chiesa provvisoria fino al nuovo edificio, davanti al quale l’ing. Carlo Guidetti direttore dei lavori, ne ha illustrato le caratteristiche: “Uno spazio di 500 mq coperti, con canonica e sagrestia, di colore bianco per far risaltare le vetrate policrome. Sul portale è rappresentata una crepa, come memoria degli eventi passati, mentre sulla porta a vetri interna è raffigurato l’albero della vita, segno di risurrezione. Le porte laterali raffigurano i 4 evangelisti, una teca all’ingresso racchiude 3 pietre, dalle chiese distrutte dell’unità pastorale. Il Battesimo e la colomba dello spirito sono le immagini delle vetrate laterali, in alto le stazioni della Via Crucis, le porte interne Hanno l’immagine dell’Annunciazione e della vista di Maria ad Elisabetta. Sul presbiterio, infine, ai lati del Tabernacolo, pane e spighe e vino e tralci, simboli dell’Eucarestia”.

L’architetto Angelone, il maestro Poli, che ha realizzato l’iconografia e le ditte impegnate nella costruzione, Rts di Montefiorino e AeC di Mirandola sono i primi destinatari dei ringraziamenti. Nell’omelia, l’arcivescovo considera rivolto alla comunità di San felice l’invito a non essere in lutto della Prima Lettura “Vorrei che nessun cittadino di San Felice si sentisse escluso dalla forza che viene dalla gioia del Signore”. Ha poi ricordato lo smarrimento da tutti condiviso il 20 maggio di due anni fa,insieme ai segni di speranza che abbiamo visto nascere tra le macerie. “Quello di oggi è un altro segno a suggello della forza, della tenacia, della solidarietà che ci hanno sostenuto. Sono lieto di vivere con voi questo giorno di gioia, questo traguardo che ci ricorda un cammino percorso fatto di lavoro, aspirazioni, apprensioni, generosità”. La celebrazione è proseguita con i riti di dedicazione: la collocazione di alcune reliquie nell’altare (di san Felice, san Biagio, sant’Apollinare, san Gaetano, sant’Antonio Abate, san Filippo Neri), la benedizione e l’unzione dell’altare con il Sacro Crisma, seguito dall’unzione delle croci perimetrali, la collocazione di un braciere per l’incenso sull’altare stesso, simbolo della preghiera che sale a Dio. Poi l’altare è stato ricoperto della tovaglia ed adornato con i fiori, sono stati accesi il cero pasquale, le altre candele dell’altare e tutte le luci della chiesa, a festa.

La parte finale dei ringraziamenti ha visto offrire, da parte dell’assemblea, l’applauso più caldo e sentito al parroco don Giorgio Palmieri, che ha saputo accompagnare e sostenere la comunità in questi anni difficili. La chiesa è stata realizzata grazie al contributo di Banca San Felice 1893, Associazione nazionale tra le Banche Popolari, Istituto Centrale delle Banche Popolari, Fondazione cassa di Risparmio di Mirandola, Confederazione Italiana della Proprietà edilizia e molti altri benefattori. Nelle parole del sindaco Alberto Silvestri, prima della benedizione e della festa conclusiva, il ringraziamento alle autorità presenti, l’assessore regionale Giancarlo Muzzarelli e la presidente dell’assemblea legislativa della Regione Palma Costi, la certezza che “se oggi la comunità ricostruisce i suoi spazi, anche in forme nuove, questa è la tappa per un cammino che ci porterà a riavere i i nostri luoghi storici: un obiettivo a cui tendere, un lungo viaggio, di cui oggi, in questa oasi di ristoro, viviamo una tappa intermedia. Ma poter contare su questa oasi ci farà arrivare alla meta”.

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