Condannato a tre anni e mezzo l'antagonista modenese che pestò il carabiniere a Piacenza

Il giovane Lorenzo Canti e il torinese Giorgio Battagliola sono stati considerati colpevoli di lesioni e resistenza per i fatti del febbraio scorso

foto Gatti_IlPiacenza

Il 23enne modenese Lorenzo Canti e il 29enne valsusino Giorgio Battagliola sono stati condannati rispettivamente a tre anni e sei mesi e quattro anni e due mesi. I due erano imputati per resistenza a pubblico ufficiale aggravata e lesioni personali aggravate (solo Battagliola in concorso con l'egiziano Moustafa Elshennawi, facchino del Si Cobas condannato a 4 anni e 8 mesi con rito abbreviato). Tutti hanno preso parte al corteo e al pestaggio del brigadiere capo dell'Arma Luca Belvedere avvenuto il 10 febbraio 2018 invia Sant'Antonino durante il corteo antifascista e contro l'apertura di Casa Pound.

La sentenza è arrivata dopo più di due di camera di consiglio del collegio presieduto dal giudice Gianandrea Bussi (a latere Laura Pietrasanta e Ivan Borasi). Il pm Emilio Pisante aveva chiesto 4 anni e sei mesi per Canti, 4 anni e 10 mesi per Battagliola.

I due sono stati condannati anche al risarcimento del danno d'immagine che verrà però quantificato in sede civile, e all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. «Aspetteremo di leggere le motivazioni, tuttavia si tratta di una condanna ben diversa da quella chiesta dal pm e questo per noi è stato importante. Crediamo di ricorrere in appello», ha commentato Marina Prosperi, legale di Canti del foro di Modena. Claudio Novaro (foro di Torino) è stato invece sostituito da una collega che non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Canti e Battagliola erano e rimangono ai domiciliari.

In aula erano presenti entrambi, via del Consiglio era blindata con un imponente servizio d'ordine di polizia e carabinieri. Almeno sessanta i sostenitori dei due ragazzi. All'uscita gli amici hanno abbracciato Canti e Battagliola insieme ai propri legali e hanno intonato un classico slogan: «Fiducia nello Stato non ne abbiamo, l'antifascismo è nostro e non lo deleghiamo», tra un paio di fumogeni viola. Il collettivo modenese Guernica ha così commentato la sentenza: "Contro i compagni oggi condannati si è scatenata la vendetta dello stato per il febbraio antifascista. Le condanne di oggi sono infatti delle becere iniziative mediatiche che rispondono agli appelli bipartisan del sistema dei partiti per reprimere l’antifascismo di classe".

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