Congedo e due anni di carcere per Max Wrist, il folle motociclista dell'esercito Usa

Dovrà lasciare l'esercito americano, perdere lo stipendio e scontare 720 giorni di carcere: questa la pena inflitta dalla corte marziale al sergente Eugene Edward McMahel, che era diventato famoso in Rete per le sue scorribande in sella alle sue potenti moto

La giustizia militare a stelle e strisce ha finalmente fatto il suo corso ed emesso la sentenza a carico di Eugene Edward McMahel, più noto come Max Wrist. Il sergente dell'esercito Usa di stanza presso la base vicentina di Ederle era diventato famoso sul web e non solo per le proprie gesta folli alla guida di moto di grossa cilindrata, con le quali sfidava le leggi della strada. Il centauro aveva fatto diverse comparsate anche nel modenese, con l'obbiettivo di competere con le Ferrari che circolano nella zona di Maranello.

Tutta la sua attività era stata filmata e postata online, riscuotendo un grande successo di pubblico (con tanto di merchandising) ed attirando al contempo l'attenzione della giustizia ordinaria e di quella militare. Negli anni McMahel era stato fermato in diverse circostanze e i suoi bolidi posti sotto sequestro, ma nulla sembrava realmente in grado di fermare i suoi intenti "bellicosi". Almeno fino al 16 marzo.

In quella data, infatti la corte marziale lo ha condannato per una lunga lista di reati. La notizia è stata riportata da Il Giornale di Vicenza. La pena ammonta a due anni di reclusione, che McMahel sconterà in un carcere militare americano in Germania e poi negli Stessi Stati Uniti. Oltre a questo, l'ormai ex militare è stato congedato "con disonore", degradato e privato dello stipendio.

Una pena esemplare, per quanto dorse un po' tardiva, che mette quindi fine al fenomeno Max Wrist e ai molteplici pericoli causati sulle strade nel nord Italia. L'ultimo video pubblicato risaliva a dicembre, quando era sfrecciato a 300 km/h in Valsugana. Il caso era stato preso a cuore anche dal presiente modenese dell'Associazione Famigliari Vittime della strada, che aveva scritto al comando militare americano, invocando una soluzione che finalmente è arrivata.
 

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