Operaio morto sul lavoro, condanna per i vertici della Garavini di Vignola

Otto mesi di pena per Giorgio e Simona Garavni, a seguito della mancata adozioen di misure di sicurezza che avrebbero potuto evitare la morte del dipendente Silvano Venturi, schiacciato da un carrello elevatore nel maggio di tre anni fa

foto di repertorio

Otto mesi di reclusione e 14.448 euro da pagare, oltre alle spese processuali: questa la pena (sospesa) e la sanzione pecuniaria a cui sono stati condannatGiorgio e Simona Garavini, 39, e la loro omonima impresa di Vignola, per l'incidente sul lavoro costato la vita il 10 maggio 2017 al 47enne savignanese Silvano Venturi.

Nella sentenza appena notificata il giudice del Tribunale di Modena, dott.ssa Eleonora Pirillo, ha respinto le istanze dei difensori, che avevano chiesto l’assoluzione per i propri clienti “perché il fatto non costituisce reato”, e che non fosse riconosciuta la responsabilità della Garavini Srl perché l’illecito contestato sarebbe stato “insussistente per mancanza di nesso causale”. E ha invece accolto le richieste del PM Pasquale Mazzei per la condanna per omicidio colposo, con l’aggravante del fatto commesso per mancato rispetto delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Il Pm aveva chiesto di riconoscere la loro responsabilità penale, con relativa condanna a 12 mesi, ridotti poi di un terzo per la scelta del rito abbreviato e con la sospensione condizionale 

Il fratello della vittima si è affidato a Studio3A-Valore S.p.A. e ha ottenuto l’integrale liquidazione dei danni, chiudendo da tempo il capitolo civile.

Venturi, dipendente da 26 della Garavini, era inciampato durante il trasporto di una lastra di marmo con un carrello elevatore, per poi essere schiacciato dal mezzo pilotato da un collega. La perdita di equilibrio è dunque stata solo una tragica fatalità, che però si sarebbe dovuta limitare a una caduta a terra se fossero state rispettate le norme di sicurezza. Le indagini dello Spsal dell’Asl di Modena hanno infatti evidenziato al riguardo gravi lacune che hanno portato la Procura a chiedere e a ottenere il processo per due figure apicali dell’impresa, oltre che per l’azienda stessa: Giorgio Garavini, il legale rappresentante, Simona Garavini, responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, accusati di aver “aver cagionato - per citare l’atto del Pm - la morte di Silvano Venturi per colpa consistita in imprudenza, imperizia, negligenza nonché specificamente nella violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro ed in particolare dell’articolo 64, comma I lettera A del D.L.vo 81/08”, che fa obbligo al datore di lavoro di provvedere affinché i luoghi di lavoro siano conformi ai requisiti di legge.

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Accertato anche il nesso di causalità tra condotta omissiva colposa e decesso, “Alla luce della ricostruzione della dinamica dell'infortunio - aggiunge la dott.ssa Pirillo -, si ritiene che la condotta alternativa lecita avrebbe, con elevata probabilità logica, evitato la morte del lavoratore. Se infatti questi si fosse posto a un’adeguata distanza di sicurezza dal mezzo, nel momento della caduta non ne sarebbe stato travolto e il decesso non si sarebbe verificato, considerato che il carrello teneva una traiettoria lineare e procedeva a velocità limitatissima”.

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