Appalto facchinaggio, scoperta coop fasulla. Multa da 12mila euro

Nei guai l'amministratore delegato di un colorificio di Sassuolo, che aveva costituito una cooperativa alla quale affidare l'appalto della sua stessa azienda. Un fenomeno noto, che permette di ridurre i costi della manodopera, ma che è vietato dalla legge

Le cosiddette coop spurie sono da tempo al centro del dibattito locale. Modena, terra di cooperazione per antonomasia, ha conosciuto negli ultimi anni un moltiplicarsi di società cooperative "di facciata", utilizzate dagli imprenditori per ridurre il costo del lavoro aggirando in maniera più o meno palese le normative del settore. Il caso del distretto della lavorazione delle carni – tra Castelvetro e Castenuovo – sta facendo scuola, ma tanti altri ambiti economici non sono avulsi da problematiche analoghe.

Ne è esempio lampante quanto scoperto nei giorni scorsi dai Carabinieri della Compagnia di Sassuolo, insieme al Nucleo Ispettorato del Lavoro. Da mesi erano infatti in corso accertamenti presso un colorificio industriale di Sassuolo: un'azienda di dimensioni ridotte, nella quale tuttavia si stava applicando lo schema illecito di somministrazione del lavoro attraverso una cooperativa.

L'amministratore delegato dell'azienda, un imprenditore marocchino, aveva infatti messo in piedi una cooperativa, alla quale era stato affidato l'appalto per il facchinaggio all'interno del colorificio stesso. Tutto studiato a tavolino per ridurre il costo del lavoro. La normativa prevede infatti che una cooperativa che si aggiudica un appalto si assuma il rischio di impresa e abbia completa autonomia imprenditoriale, che eserciti un "potere direttivo" sull'organizzazione del lavoro dei soci-dipendenti all'interno dell'azienda appaltatrice, sui turni di lavoro, sulla formazione e su altri aspetti chiave. In altre parole e per voler semplificare, una coop che gestisce un appalto dovrebbe essere un soggetto del tutto indipendente rispetto al committente.

Al contrario, l'imprenditore sassolese aveva organizzato la "propria" cooperativa, con la quale affidare a cinque lavoratori le mansioni di facchinaggio che secondo la legge sarebbero dovute passare attraverso una regolare assunzione dei cinque tra i dipendenti del colorificio stesso. Questo escamotage, ovviamente, ha permesso al titolare di ridurre sia i salari dei facchini, sia gli oneri fiscali derivanti dalle assunzioni attraverso l'appalto ad un soggetto fiscalmente privilegiato come è la coop. 

Contestando l'illegalità dell'appalto, i Carabinieri dell'Ispettorato del Lavoro hanno inflitto all'amministratore delegato una multa salata pari a 12 mila euro, cui deve sommarsi la contestazione di un dipendente dell'azienda scoperto a lavorare "in nero". Episodi di questo tipo dimostrano come diversi attori economici si muovano in modo scaltro sul sottile filo della legalità, spesso oltrepassandolo e sfruttando le concessioni che la normativa non rigidamente strutturata offre. Non a caso, da anni è in corso una mobilitazione istituzionale che invoca una revisione della legge.

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