Liberazione dei macachi, 600 animalisti gridano la loro rabbia

Da diverse parti d'Italia e sotto svariate sigle, alcune centinaia di attivisti si sono radunati oggi in città. Corteo pacifico che ha bloccato per alcune ore le vie della città fino al Policlinico al grido di “Basta vivisezione”

Alcuni manifestanti davanti al Policlinico

Si sono dati appuntamento in Largo Sant'Agostino e sono partiti intorno alle ore 16 come da programma alla volta del Policlinico, declamando a gran voce la loro battaglia per la liberazione dei macachi che vivono nello Stabulario dell'Università, in via del Pozzo. Erano circa 600 gli attivisti che questo pomeriggio hanno animato la via Emilia e altre vie cittadine, sfilando in corteo fino davanti al Policlinico. Erano rappresentate diverse realtà associative italiane che si battono per i diritti degli animali, per la lotta alla vivisezione e alla caccia, che hanno portato in corteo striscioni, manifesti e cartelli (foto qui sotto) per gridare la loro rabbia nei confronti delle attività di sperimentazione sui primati che si svolgono nei laboratori modenesi.

Un corteo dai toni accesi, che ha scandito lungo il suo percorso alcuni slogan tra cui “Basta vivisezione, è ora di agire per la liberazione”, nonché di accusa nei confronti dei ricercatori: “Vivisettori: torturatori” o “Sangue sulle vostre mani”. Parole d'ordine che si sono inasprite nel momento clou della manifestazione, quando cioè il corteo ha sostato lungo via del Pozzo, in corrispondenza dell'ingresso principale del Policlinico. Dal camioncino che guidava la manifestazione con musica a tutto volume si sono levate parole pesanti contro i ricercatori che utilizzano i macachi per sperimentazioni neurologiche, appellati come “criminali che uccidono gli animali”. Dai manifestanti si è poi alzato il coro “Assassini” e “Bastardi”.

Il corteo, scortato da Polizia e Carabinieri in tenuta antisommossa, si è tuttavia svolto secondo le previsioni, senza alcun gesto fuori dagli schemi. Come previsto, i manifestanti hanno semplicemente filato ad un centinaio di metri dall'area ospedaliera dove ha sede anche lo Stabulario, senza minimamente interferire con l'attività sanitaria. L'unica interferenza degna di nota è stata quella con la circolazione stradale, sottoposta a disagi per un paio d'ore.

Sul fronte delle rivendicazioni dei manifestanti, non si sono tuttavia registrati sviluppi significativi. Di fronte alla richiesta di liberazione dei primati – per altro sostenuta da 90 parlamentari in una lettera al Rettore - l'Università non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale e sembra intenzionata a proseguire le attività di ricerca scientifica così come si sono svolte finora. Motivo per cui nei prossimi giorni ci si potrebbe attendere nuove azioni dimostrative. 

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