Profughi, la provincia di Modena ha ormai raggiunto la quota limite

Con i nuovi arrivi il territorio arriverà ad accogliere 2.100 richiedenti asilo, raggiungendo così la cifra massima prevista dalle direttive del Governo. Oltre duecento nel cratere sismico, ma mancano ad oggi gli alloggi. Ancora nessuna conferma sull'apertura del Centro rimpatri

Manca poco ormai – basterà attendere i mesi estivi – perchè il sistema dell'accoglienza dei migranti richiedenti asilo raggiunga la saturazione. La provincia di Modena, infatti, ospita oggi nei vari comuni un totale di circa 1.600 stranieri, ma sono già previsti nuovi arrivi. Oltre 200, infatti, sono i migranti destinati ai comuni dell'Area Nord – quelli del cratere sismico – mentre altri arrivi sospinti dall'incremento statistico degli sbarchi nei mesi estivi integreranno la quota modenese molto presto, raggiungendo così le 500 unità.

Il numero è significativo perchè il traguardo dei 2.100 ospiti rappresenta la quota limite attualmente in vigore per ciascun territorio e pari a circa il 3 per mille della popolazione residente. Raggiunta questa cifra, almeno sulla carta, gli arrivi dovrebbero fermarsi: una disposizione che tuttavia pare molto aleatoria, dal momento che già in passato la percentuale è stata alzata (dal 2,5 per mille) per far fronte all'inarrestabile ondata migratoria.

In ogni caso, senza spingersi troppo in là con tempi e previsioni, già oggi la situazione presenta come noto alcune criticità gestionali. Il Prefetto Maria Patrizia Paba, in occasione di un incontro con la stampa modenese, ha sottolineato da un lato il successo del sistema dell'accoglienza diffusa applicato in provincia, ma non ha nascosto il fatto che serva un impegno ulteriore da parte di tutti gli enti e i soggetti privati del teritorio.

Emblematica della difficoltà nel trovare alloggi a tutti gli stranieri in arrivo è la situazione della Bassa, ovvero di quei comuni del cratere sismico che solo da questo anno si sono resi disponibili – con la nota eccezione di Finale Emilia – ad ospitare profughi. Ad oggi gli ospiti non sono ancora arrivati perchè non sono state reperite le strutture dove sistemarli. In merito, il Prefetto si è detto però ottimista. Tutte le strade saranno percorse, in buona sostanza, per mantenere questo modello che si basa sull'affidamento alle cooperative, alle comunità e alle strutture diocesane ed evitare il ricorso a vere e proprie tendopoli, come accade in altre regioni.

Se gli arrivi sono più che una certezza, resta invece una fitta nebbia intorno ad un altro tema cruciale. Poco o nulla, infatti, si conosce della sorte degli stranieri già da tempo sul territorio. Come noto le domande di asilo richiedono un tempo burocratico lunghissimo per la risposta, tempo che può arrivare fino a due anni. Quante domande sono state accolte, e quante respinte, nella nostra provincia? Quale è stata la sorte di chi è uscito dal percorso di accoglienza istituzionale? Non sono stati forniti al momento dati su questo aspetto dell'accoglienza, che a ben vedere risulta fondamentale per il governo del fenomeno migratorio, ma che oggi passa troppo spesso in secondo piano.

Una parziale risposta potrà arrivare dall'attivazione dei cosiddetti Centri permanenti di rimpatrio (CRP), le strutture che nei programmi del Ministero serviranno proprio a governare il respingimento di coloro i quali non hanno titolo per rimanete in Italia. Come noto, nelle scorse settimane il Viminale ha condiviso una prima bozza con la Conferenza Stato-Regioni, nella quale figura il nome di Modena come sede del CPR regionale. La Prefettura ha confermato oggi che tuttavia non sono arrivate ancora comunicazioni ufficiali circa la riapertura del CIE di via Lamarmora.

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