Maria Grazia Modena assolta dalla Cassazione: "Felice, ma la sconfitta morale rimane"

Le dichiarazioni della professoressa modenese all'oindomani della sentenza che l'ha scagionata da ogni residua accusa nel processo ai "camici sporchi" del Policlinico

“Non sapete cosa voglia dire per me il termine “Camici sporchi” io che ho fatto della mia intera esistenza una missione. Inutile dire, adesso, che sono felice". Sono le prime parole di Maria Grazia Modena dopo che la Camera di Consiglio della Corte di Cassazione ha assolto inequivocabilmente la professoressa, ex primario del reparto di Cardiologia del Policlinico di Modena (a tutt’oggi sospesa dal Policlinico e reintegrata solo da un anno nel suo incarico di professore ordinario all’Università di Modena e Reggio Emilia).

"Ma la sconfitta morale rimane. E’ stato inutilmente smantellato un reparto che avevo costruito con un’accuratezza maniacale. Mi erano serviti anni per creare uno staff che potesse fare diventare un’eccellenza internazionale il reparto di Cardiologia di una piccola cittadina come Modena. Ora tutto questo non c’è più. Ma io ho ancora la forza e la voglia di costruirlo. L’amarezza maggiore l’ho provata per i pazienti che hanno creduto, sotto l’onda mediatica distruttiva messa in atto nei miei confronti, che il mio gruppo facesse azioni illecite e, per farlo, usasse la loro pelle”.

Questi sentimenti della Modena aleggiano nei due libri che la prof. Modena ha scritto durante questi anni di “limbo” nei quali ha raccontato fatti precisi accompagnati da nomi, cognomi e prove. Ai quali non è detto non ne segua un altro.

“Penso a tutti i medici, incriminati e non - continua l’ex primario -, che hanno costruito con me quella Cardiologia. Io sono certa della loro innocenza e, invece, molte di queste persone sono ancora sotto un assurdo processo nonostante decine di testimoni abbiano dimostrato l’insussistenza di tutte le accuse. Oggi ho capito che le stesse carte che hanno portato alla mia condanna in primo grado sono state smentite sia dalla Corte d’Appello di Bologna sia dalla Corte Suprema di Cassazione: questo dimostra che quelle che erano state considerate “prove” dalla Procura di Modena sono state, invece, valutate insussistenti e frutto di indagine non accurate”.

Se penso - aggiunge la dottoressa - ai denari pubblici che, a partire dal costo degli elicotteri che hanno circondato casa mia e degli altri otto medici arrestati quell’indimenticabile 9 novembre del 2012 fino a tutte le spese occorse in questo accanimento processuale, hanno pesato sulle tasche dei cittadini, mi assale un grande dispiacere. Perché se quei denari, così sprecati, fossero stati investiti nella sanità pubblica, avrebbero sicuramente apportato a Modena un ulteriore salto di qualità. Questo è stato un processo politico, non penale. E questa è stata, da un lato, la mia salvezza perché sapevo che contro avevo i poteri forti. Davanti a un nemico titanico ho trovato quella forza che, altrimenti, probabilmente, non avrei avuto per portare avanti una battaglia nella quale non solo si ristabilisse la mia dignità di professionista e donna ma, soprattutto, quella dei pazienti e dei medici che hanno pagato con me. Alcuni di questi erano all’inizio della loro carriera e, questo processo, ha distrutto le loro vite. Altri si sono visti emarginati solo perché hanno continuato a credere in me”.

Questa sentenza  rafforza l’entusiasmo della prof. Modena: “Cosa farò adesso? Non voglio  vendetta. Voglio ciò che è mio: il reparto di Cardiologia e, soprattutto, i miei pazienti”.

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