Duplice omicidio di Zocca, condannato all'ergastolo Angelo Rainone

Accolta la richiesta del Pm De Santis per il 59enne ritenuto responsabile del brutale assassinio dei fratelli Ugo e Brenno Bertarini

Colpevole, oltre ogni ragionevole dubbio. È in questi termini che la Corte di Assise si è pronunciata pochi minuti fa, nella sentenza che vede Angelo Rainone come unico colpevole dell’efferato omicidio dei fratelli Bertarini, avvenuto il 26 febbraio 2018 a Lame di Zocca.

Nel gelido febbraio di quasi due anni fa infatti, Ugo e Brenno Bertarini erano stati ritrovati senza vita nella loro azienda agricola: i loro corpi erano riversi a terra, martoriati da 68 roncolate. A ritrovarli e dare l’allarme era stata la figlia di Ugo, Rossana Beratrini, e i primi sospetti vertevano proprio sul suo ex marito, il già citato Angelo Rainone.

A questo proposito nell’udienza tenutasi in mattinata, è stato detto dalla difesa dell’imputato che, quella mattina “le indagini sono iniziate alle 9.09 e sono finite alle 9.30”, alludendo al fatto che gli inquirenti non hanno - a detta della difesa - mai preso in considerazione altre piste al di fuori di Rainone perché “il sospetto non è mai stato verificato: è stato preso per buono e da lì si è andati avanti”. La sentenza finale, tuttavia, smentisce questa posizione sulle basi delle prove fornite nel corso delle indagini e ribadite più volte questa mattina dal Pubblico Ministero Lucia de Santis.

L’udienza iniziata nella giornata di ieri infatti è ripresa in mattinata con l’arringa del PM De Santis. Le richieste delle parti in causa erano le seguenti: la pubblica accusa chiedeva l’ergastolo con isolamento diurno per Angelo Rainone e si opponeva alla richiesta di una perizia psichiatrica, accusandolo di duplice omicidio aggravato e stalking; l’avv. Stefani, difensore di parte civile costituita, difendeva le ragioni civilistiche della famiglia Bertarini e ribadiva le pretese dell’accusa; e infine la difesa posta in essere dall’Avv. Lazzeri, ribadiva l’innocenza del suo assistito insinuando ragionevoli dubbi.

La pubblica accusa ha iniziato scandagliando ad una ad una le prove che secondo questa avrebbero confermato la colpevolezza del Rainone: connessioni telefoniche, arma del delitto, storia clinica dell’imputato, rapporto di quest’ultimo con il suocero e il fratello, ritrovamento dei corpi e prove video (considerate inattendibili dalla difesa). È proprio su alcuni di questi aspetti, considerati i più “turbolenti”, che si è concentrata buona parte dell’arringa finale della difesa, che in conclusione però non è risultata abbastanza convincente.

Riguardo il primo capo di imputazione (il duplice omicidio), sicuramente il tema più caldo su cui hanno dibattuto accusa e difesa questa mattina è il ritrovamento dei corpi. Come anticipato, a trovare i cadaveri del padre e dello zio fu nella mattina del 26 febbraio 2018 Rossana Bertarini, che si era recata nell’azienda agricola di famiglia per nutrire i cani. L’accusa ha sostenuto, supportata da testi, che Rossana era solita dare da mangiare ai suoi animali solamente una volta al giorno, di mattina; mentre la difesa ha smentito tale affermazione facendo riferimento ad una prova audio, in cui la stessa, intorno alle ore 19.00, diceva al figlio di aver appena dato da mangiare ai cani. Questa prova è stata in seguito velocemente liquidata dall’accusa come la risposta di una madre al capriccio di un figlio di quattro anni che chiede di vedere i suoi cagnolini. Come mai tanta attenzione a questo particolare? Sembra chiederselo il difensore civile della famiglia Bertarini, secondo cui –pur non essendo mai stato affermato ufficialmente- la difesa avrebbe cercato di dirottare i sospetti dal Rainone. Secondo l’Avv. Stefani, la difesa sapeva di fare false insinuazioni, cosa che -nel caso corrispondesse a verità- le renderebbe ancora più gravi. Quando è stato il suo turno, la difesa ha smentito, dicendo di non aver mai insinuato niente di simile, e ribadendo la necessità di utilizzare semplicemente tale telefonata senza cercare di interpretarla.

Per quanto concerne invece il secondo capo di imputazione, ossia lo stalking ai danni della vittima Ugo Bertarini, l’accusa si è basata su svariati episodi che avrebbero confermato inequivocabilmente l'accusa di condotte persecutorie a carico di Rainone, partendo dalla denuncia effettuata a suo carico per il furto del telefono del Bertarini avvenuto pochi giorni prima dell’efferato omicidio. La difesa da suo canto ha riportato le incongruenze relative alle testimonianze riguardo il fatto appena enunciato, citando successivamente la testimonianza di una parente della famiglia che “mai immaginava ci fosse tanto astio”.

Questi sommariamente i punti cruciali del dibattito, che hanno condotto i giudici alla sentenza, emanata alle ore 17 di questo pomeriggio. Questa accoglie le richieste della pubblica accusa e condanna Angelo Rainone alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno per la durata di due anni, cui si aggiunge la decadenza della potestà genitoriale, l'interdizione legale per la durata della pena e un cospicuo risarcimento alle parti danneggiate. 

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