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Scorta a Giovanni Tizian, la Dda di Bologna apre un fascicolo

La Direzione distrettuale antimafia ha aperto un fascicolo sulle minacce al giornalista sotto scorta da alcune settimane: le minacce sarebbero emerse nel corso di un'altra inchiesta della Procura antimafia

Redazione 12 gennaio 2012

È stato aperto un fascicolo da parte della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna sulle minacce al giornalista Giovanni Tizian, sotto scorta da alcune settimane, che sarebbero emerse nel corso di un'altra inchiesta della Procura antimafia, cosa però che il Procuratore Roberto Alfonso non conferma: "Tizian ha scritto tante cose, libri e articoli - ha spiegato il procuratore - e qualcuno si è risentito per qualcosa che ha trattato e che lo riguardava. Comunque siamo in una fase talmente delicata che anche Tizian non può sapere cosa è accaduto realmente". Il Procuratore ha sottolineato come la risposta delle istituzioni di Modena sia stata immediata: "Si tratta di una situazione, diciamo di preoccupazione, che va salvaguardata e che richiede di agire con tempestività e prudenza".

SOSTEGNO - Nel frattempo il giornalista finito nelle ultime ore sotto riflettori ha ringraziato tutti quelli che gli hanno manifestato attestati di stima e soldiarietà: "Decine di telefonate, centinaia di messaggi, mi ha chiamato chiunque - ha affermato Tizian - rendere pubblico ciò che mi sta accadendo ha certamente eretto un bel muro di speranza. Mi sento più sicuro, condividere fa bene e serve a non sentirsi soli. "Uno degli attestati di solidarietà che mi ha commosso maggiormente è la campagna lanciata dall'associazione daSud e da Stopndrangheta.it. Un appello per tutelare me, ma anche tutti i giovani giornalisti precari di questo Paese".

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PASSIONE PRECARIA - "Parlare di narcotraffico e di pizzo - scrive Tizian - è parlare, in fondo, di una questione di ordine pubblico. Ricostruire i percorsi del denaro mafioso vuol dire demolire la facciata di legalità creata con la complicità dei cosiddetti 'colletti bianchi'. Rapporti che rendono i boss invisibili e socialmente accettati. E succede così che l'apertura di un negozio etnico suscita più allarme sociale rispetto alla colonizzazione dei territori da parte delle cosche. Che in questi territori, oltre la linea Gotica si sentono forti, e protette. Tanto che vorrebbero con le loro intimidazioni bloccare i giornalisti che fanno inchieste sui loro affari. Giovani giornalisti, precari ma con una passione immensa. Che rischiano e amano il proprio lavoro, che per pochi euro, al Sud come al Nord, mettono in gioco la propria vita per far conoscere a tutti questa realtà. Giovani cronisti che vivono una doppia vulnerabilità, fisica ed economica".

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