Ventotto stele per ricordare le vittime, inaugurato il Memoriale del sisma

Un'opera artistica carica di significato è stata inaugurata oggi a San Giacomo Roncole, promossa dalla Diocesi di Carpi e realizzata dall'architetto Federica Gozzi. Presenti le autorità e i famigliari delle vittime

Due sono gli oggetti che si incontrano nel percorso del memoriale. Sul primo, recuperato dai crolli del sisma, è posta la targa che riporta la dedica del Vescovo Francesco Cavina. Il secondo, più significativo sia per dimensioni sia per forza espressiva, è una struttura composta da ventotto elementi verticali, in acciaio, che dal terreno si protendono al cielo e sono spezzati ad altezze differenti. Rappresentano le ventotto vittime del terremoto e la loro diversa età, provenienza e fede.

Si tratta della stele in memoria delle vittime del sisma, un progetto promossa e finanziata dalla Diocesi di Carpi e realizzata dall’architetto Federica Gozzi. La stele è collocata in un’area verde appartenente alla parrocchia di San Giacomo Roncole, frazione di Mirandola, e oggi ha visto l'inaugurazione ufficiale.

Tanti coloro che hanno partecipato alla cerimonia, a partire dai famigliari delle persone che hanno perso la vita in quei drammatici giorni di quattro anni fa. Unanime la gratitudine da loro espressa a monsignor Cavina e alla Diocesi di Carpi per l’iniziativa che ha reso omaggio ai loro cari.

Presenti le autorità civili, fra cui Vasco Errani, già presidente della Regione Emilia-Romagna e già commissario straordinario per la ricostruzione, Giancarlo Muzzarelli, presidente della Provincia di Modena, i rappresentanti delle amministrazioni comunali di Mirandola, Carpi e dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord, le autorità militari, i Vigili del Fuoco e i membri delle realtà associative che si sono adoperate durante l’emergenza del sisma. Non hanno, poi, voluto mancare, come segno di condivisione fra Chiese sorelle, i delegati delle Diocesi colpite dal terremoto, Bologna, Modena-Nonantola, Ferrara-Comacchio, Reggio Emilia-Guastalla e Mantova.

“La morte ci fa toccare con mano che tutto, in pochi attimi, può finire – ha sottolineato il Vescovo Cavina alla cerimonia – Ciò che resta è solo l’amore perché Dio è amore. Ed è proprio l’amore che ha fatto rinascere la voglia di ripartire, di ricostruire, di tornare a progettare e a sognare. Il monumento vuole essere, dunque, un richiamo a noi e alle future generazioni che è a questa sorgente che si deve attingere se si vogliono raggiungere traguardi veri di libertà, di giustizia e di pace a cui appassionatamente l’uomo, ogni uomo, aspira”.

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