Scuola costruita con cemento depotenziato, scoppia una nuova inchiesta sul sisma

Secondo un'indagine della Procura di Modena due aziende sarebbero coinvolte nell'utilizzo di materiale di scarsa qualità, fornendo anche campioni fasulli per sfuggire ai controlli. La Squadra Mobile ha eseguito perquisizioni in diverse province. Nel mirino la scuola media Frassoni" di Finale Emilia

Calcestruzzo di qualità più scadente rispetto a quello certificato ufficialmente dalla Direzione dei lavori, per risparmiare sul materiale e trarre maggiore profitto. E' questa l'ipotesi che getta ombre davvero sinistre sulla costruzione della Scuola Media “Cesare Frassoni” di Finale Emilia e su cui sta indagando la Procura della Repubblica di Modena. E' infatti il reato di truffa aggravata quello ipotizzato dall'indagine seguita dalla Squadra Mobile della Questura di Modena e dalla Polizia Municipale – coordinate dal sostituto procuratore Ferretti – che ha portato oggi ad una ventina di perquisizioni in svariate sedi di due imprese edili coinvolte nella ricostruzione post sisma dell'edificio scolastico di Finale.

Un'inchiesta nata a fine 2015 quasi in modo casuale e ancora tutta in divenire. La genesi è del tutto particolare e si colloca in un altra indagine, che riguardava un traffico di stupefacenti: gli investigatori della Mobile sono venuti a conoscenza attraverso le intercettazioni telefoniche di un indecifrabile traffico di “cubetti”. Non un linguaggio criptico per indicare partite di droga, bensì il trasporto di veri e propri cubetti di cemento, vale a dire i campioni di calcestruzzo che le imprese edili realizzano per testare la resistenza del materiale utilizzato nel cantiere e per comprovare la sua conformità alle normative e alle richieste dei committenti.

Gli agenti hanno così individuato una figura chiave nella vicenda, il tecnologo addetto alla realizzazione dei cubetti, scoprendo una condotta illecita che veniva messa in atto in modo continuo e sistematico nel cantiere di Finale. La legge obbliga gli operai a realizzare il cubetto in concomitanza con la colata vera e propria di cemento, per poi etichettarlo con un verbale che ne contenga le caratteristiche tecniche e inviarlo ad un laboratorio indipendente che ne certifichi la qualità. Ebbene, i cubetti realizzati alle scuole Frassoni venivano puntualmente sostituiti con altri blocchi di cemento provenienti da vari magazzini: i “provini” originali venivano accatastati lasciati nel dimenticatoio, mentre i sostituti venivano etichettati con un nuovo verbale e spediti al laboratorio, dove ovviamente passavano il test della prova di schiacciamento.

Nei guai sono finite due imprese. In primis la Betonrossi spa, azienda piacentina leader nella produzione di cementi e con diversi stabilimenti in tutto il nord Italia, che era la fornitrice dell'impresa che aveva vinto la gara di appalto, ovvero la modenese AeC Costruzioni Srl. Sarebbero oltre una quindicina le persone indagate, dai tecnici ai vertici aziendali delle due società, ma la Procura mantiene l'assoluto riserbo in attesa di ulteriori approfondimenti.

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