Vertenza Vapor Europe: nulla di fatto in Regione, si va al Ministero

Ieri protesta e vertice in Regione, ma le sorti dell'azienda di Sassuolo non hanno subito variazioni, con la ferma intenzione della multinazionale di chiudere la produzione e attuare il licenziamento collettivo

Si è svolto ieri pomeriggio l’atteso incontro in Regione Emilia Romagna per la vertenza Vapor Europe di Sassuolo. Insieme ai lavoratori - che hanno protestato con striscioni davanti al palazzo di via Aldo Moro - erano presenti i rappresentanti di Fiom/Cgil e Fim/Cisl, la Rsu, i rappresentanti della direzione aziendale, l’assessore regionale Palma Costi e il sindaco di Sassuolo Claudio Pistoni. 

L’azienda ha confermato le motivazioni che hanno portato la multinazionale franco-americana Wabtec-Faiveley al cambio di mission dello stabilimento sassolese e alla conseguente dichiarazione di 30 esuberi (su un totale di 50 addetti), configurando in questo modo uno stabilimento di service e non più produttivo. 

I sindacati hanno invece ribadito la loro totale contrarietà al piano di dismissione dello stabilimento, perché di questo si tratta, determinato da una scelta e non da una necessità aziendale. Perciò hanno chiesto il ritiro immediato della procedura di licenziamento collettivo e l’avvio di un confronto sul rilancio dello stabilimento anche in termini produttivi, visto che il Gruppo ha comunque volumi produttivi tali da permettere di redistribuire commesse anche allo stabilimento sassolese. I sindacati hanno anche posto la questione del local content, in modo che le commesse pubbliche contengano vincoli per consentire in tutto o in parte la produzione in stabilimenti sul territorio. 

Anche le istituzioni – Regione e Comune – hanno giudicato inopportuna e ingiustificata la scelta aziendale chiedendo il ritiro o almeno la sospensione dei termini della procedura per approfondire soluzioni che possano portare alla riapertura del sito produttivo. Hanno rimarcato che lo smantellamento di un sito è per sempre e crea un problema anche all’indotto e a tutto il territorio. Anche a fronte di questa mediazione istituzionale, l’azienda, pur aprendosi all’ascolto di tutte le proposte, ha comunque confermato la scelta della chiusura del sito produttivo. 

A questo punto, vista la posizione aziendale, l’assessore regionale ha dichiarato la volontà di portare tale vertenza al tavolo nazionale del Mise (Ministero Sviluppo Economico) e già nelle prossime ore partirà la richiesta con l’obiettivo di trovare una soluzione per far ripartire il sito produttivo. 

“Rimaniamo sbalorditi – dichiarano Cesare Pizzolla e Paolo Brini Fiom/Cgil e Alessandro Bonfatti Fim/Cisl – dalle motivazioni che l’azienda continua a sostenere, perché di fronte a un fatturato complessivo della multinazionale di svariate centinaia di milioni di euro, non è impossibile collocare anche a Sassuolo commesse per una quindicina di milioni di euro, in quanto nello stabilimento ci sono professionalità e competenze in grado di sviluppare il lavoro. Tutto ciò – proseguono i sindacalisti - conferma che non c’è una reale necessità, ma una scelta di dirottare commesse altrove. Non si può permettere che multinazionali, o imprenditori senza scrupoli, vengano sul territorio modenese a fare shopping per poi chiudere aziende e buttare nello sconforto i lavoratori coinvolti. Ricordiamo che esiste ancora la Costituzione e che l’art.41 sostiene la responsabilità sociale dell’impresa. Su questo tema sarebbe opportuno che anche Confindustria, che segue l’azienda, sostenesse nei confronti della propria associata la salvaguardia delle attività produttive sul territorio modenese”. 

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