CPL a braccetto con i Casalesi, le ipotesi inquietanti dei magistrati

Nel casertano, secondo quanto evidenziato dai PM di Napoli, non ivi sarebbero solo occasionali "incontri" tra la coop CPL e la Camorra, ma un sistema di relazioni consolidate su vasta scala tra il clan Zagaria e la cooperativa nostrana

Le carte dei magistrati napoletani aprono uno scenario davvero inquietante sugli affari di CPL Concordia nel casertano, per i quali sono state arrestate oggi sei persone (più altre due con obbligo di dimora). Come evidenziato dal Gip nell'ordinanza, le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dai Carabinieri del Noe di Caserta in relazione alle opere di metanizzazione eseguite dalla coop di Concordia nel Bacino Campania 30 (costituito dai Comuni di Casal di Principe, Villa Literno, Casapesenna, San Cipriano d'Aversa, Villa di Briano, San Marcellino e Frignano) e risalenti ai primi anni 2000, si sono giovate in misura determinante delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Iovine, elemento di vertice del clan dei casalesi dal 1998 alla guida dell'organizzazione insieme con il boss Michele Zagaria.

Le articolate indagini, protrattesi per circa un anno, hanno disvelato i rapporti tra la società cooperativa di Modena e vari imprenditori legati all'organizzazione casalese, alcuni dei quali già impegnati in pregressi lavori per la citata società modenese e hanno consentito di ricostruire la vicenda sin dalla sua fase genetica ricostruendo un vero e proprio accordo raggiunto a monte dei lavori di metanizzazione tra la dirigenza della Cpl Concordia ed il clan dei Casalesi, attraverso Fintermediazione di Piccolo Antonio

Un accordo con il quale i soggetti coinvolti con la finalità di garantirsi un vantaggio patrimoniale di rilevante entità si impegnavano, ciascuno per la parte di rispettiva competenza a compiere una serie di attività che andavano dall'iniziale intervento intimidatorio nei confronti dell'originaria concessionaria dei lavori di metanizzazione, la 'Consorzio Eurogas', con la conseguente cessione a titolo gratuito della concessione in favore della Cpl Concordia due mesi prima della promulgazione della Legge 266/97, con la quale venivano stanziati ingenti contributi pubblici per la metanizzazione del mezzogiorno.

Sotto inchiesta anche l'affidamento diretto dei lavori, attraverso la lottizzazione e la stipula di contratti sotto soglia atti ad aggirare la normativa sui subappalti, ad imprese indicate alla cooperativa modenese dal clan dei casalesi ed a questo riconducibili in modo da incassare, non solo una parte della tangente già inserita dalla Cpl Concordia nel prezzo dei lavori (10mila lire di allora sulle 75mila previste da contratto per metro lineare), ma anche e soprattutto una grossa fetta dei contributi pubblici pari a circa 23 milioni di euro al netto dell'Iva.

Come poi evidenziato anche in altre inchieste analoghe, si è riscontrata l'assunzione, nella compagine locale della Cpl Concordia, di soggetti organici al clan, uno dei quali indicato come autista addetto agli spostamenti dell'allora latitante Iovine Antonio e dall' affitto di locali, utilizzati come uffici Cpl della sede di San Cipriano d'Aversa, di proprietà di affini di Iovine Antonio, all'affidamento, al termine delle opere di metanizzazione e fino all'epoca attuale, dei lavori di allaccio alla rete del gas, manutenzione, reperibilità e pronto intervento a società riconducibili ad Antonio Piccolo.

Le indagini, inoltre, hanno permesso di accertare anche l'affidamento di lavori nel comune di San Cipriano d'Aversa, attraverso l'intervento di Piccolo Antonio e su indicazione dell'allora Sindaco Angelo Raffaele Reccia e di Lorenzo Diana , ad una società i cui titolari, già politicamente impegnati a livello locale, risultavano legati da vincoli parentali con il Reccia, con la finalità, per i due politici di garantirsi il loro appoggio nelle competizioni elettorali e per l' imprenditore il vantaggio economico derivante dalla realizzazione dei lavori per un corrispettivo di circa un milione di euro. Emergeva, altresi', che nell'ambito dei rapporti di reciproco vantaggio la Concordia Cpl assumeva, nel periodo 2006/2007, il figlio di Diana Lorenzo con compiti non meglio precisati.

Nella ordinanza il Gip, nel valutare il copioso materiale indiziario prodotto a sostegno della richiesta cautelare, si sofferma anche nel descrivere l'accordo tra CPL e Michele Zagaria sulla base del quale la società cooperativa su sollecitazione di Piccolo Antonio, affiliato al clan Zagaria, dopo aver accertato manomissioni di contatori e mancati pagamenti di forniture di gas, condonava la somma di 47mila euro in favore di una quindicina di soggetti riconducibili alla cerchia di familiari e stretti collaboratori del boss, omettendo di procedere nei loro confronti con azioni di risarcimento.

(fonte DIRE)

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