Sangue infetto, dopo 36 anni arriva l'indennizzo per una donna finalese

La Corte d'Appello ha sancito il risarcimento di 100mila euro e un assegno mensile di 850 per una cittadina di Finale Emilia, oggi 63enne, che nel 1980 aveva contratto l'epatite C in seguito ad una trasfusione. Italia condannata anche dalla Corte Europea

Con la sentenza pronunciata ieri, 22 settembre, la Corte di Appello di Bologna ha accolto il ricorso dell'avvocato Renato Mattarelli che ha assistito la donna di Finale Emilia infettata dal virus del l'epatite C da trasfusioni di sangue durante il ricovero del luglio-agosto 1980 presso il l'Ospedale Civile della SS.ma Annunziata di Cento, quando aveva solo 27 anni. La signora, che oggi ha 63 anni, aveva scoperto nel 1995 di essere positiva al virus epatico ma solo nel 2005 la malattia è evoluta in una grave patologia epatica che ha distrutto la sua vita è quella dei suoi familiari.

Nonostante il tribunale di Modena le avesse dato torto - poiché sarebbe trascorso troppo tempo e il diritto all'indennizzo sarebbe decaduto - la Corte di Appello di Bologna ha rovesciato la sentenza di primo grado ,condannando il Ministero della Salute ad erogare gli arretrati dei ratei mensili dell'indennizzo a partire dal gennaio 2007. Una cifra pari a circa 100mila euro, interessi compresi. Per il resto della sua vita, invece, la signora finalese vedrà l'Asl di Modena e la Regione Emilia-Romagna sborsare un assegno di circa 850 euro mensili.

Quello del sangue infetto e delle trasfusioni non controllate è uno scandalo che ha attraversato l’Italia tra gli anni ’70 e ’90 e ha visto la recente condanna del nostro Paese da parte della Corte di giustizia europea per i ritardi nei processi e nei risarcimenti. Risarcimenti che a dstanza di decenni stanno incominciado ad arrivare per decine di pazienti sparsi per la penisola.

La 63enne di Finale e la sua famiglia – che ai legali si sono detti commossi per la battaglia vinta dopo così tanto tempo – si sono anche detti pronti ad affrontare una nuova causa contro lo Stato, per ottenere l’ulteriore risarcimento integrale di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali in aggiunta all’indennizzo ottenuto.

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