Decine di colpi anche dopo la strage, ma il chiodo fisso: "Sono morti in 6 per questo giochino"

Nella banda modenese sepegiava una consapevolezza inquietante circa i fatti di Corinaldo, come emerge dalle intercettazioni telefoniche e ambientali. La mente era sempre a quella sera, ma questo non è bastato a fermarli

Nemmeno i componenti della banda dello spray hanno mai dimenticato la notte della strage di Corinaldo che, durante i raid nelle discoteche di mezza Italia, tornava costantemente alla loro memoria ed emergeva nelle conversazioni telefoniche ed ambientali intercettate dai carabinieri del Nucleo investigativo del reparto Operativo di Ancona. Gli stessi militari che ieri mattina hanno messo le manette a 7 persone accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti con stappo e rapine, omicidio preterintenzionale, lesioni personali e i singoli episodi di furti e rapine. 

Dopo Corinaldo le rapine proseguono con il gas: «Lo hanno già dimenticato»

E’ proprio nei discorsi di alcuni di loro che emergono dichiarazioni che il Gip stesso definisce come delle vere ammissioni. Come quando Di Puorto invita gli altri a non avere paura ad entrare nella discoteca verso la quale erano diretti nel marzo scorso: La discoteca Studio 16 a Arquà Polesine, in provincia di Rovigo. Mormone replica dicendo: «Porto il gas dentro ti giuro faccio spruzzare tutti, li faccio sparire» e precisa: «Ormai va di nuovo di moda il gas…Già l’hanno dimenticato». Di Puorto risponde: «Fra io non l’ho mai dimenticato». A quel punto Mormone tranquillizza l’amico rendendosi disponibile ad usarlo lui lo spray al peperoncino: «Spruzzo io, tu me lo rimetti in tasca dopo che ho spruzzato. Voglio vedere chi lo trova, voglio vedere se prendono le impronte dall’aria…ti giuro lo spruzzo e metto di nuovo in tasca… se muore voglio vedere», con un palese riferimento alla tragedia di Corinaldo. 

La gang incontra il trapper Sfera Ebbasta

La sera della tragedia di Corinaldo i componenti della banda dello spray al peperoncino che scatenarono il panico alla Lanterna Azzurra incontrarono Sfera Ebbasta, l'artista atteso alla discoteca della strage, in un'area di servizio. E' quanto si legge nell'ordinanza del gip di Ancona, che riporta un'intercettazione ambientale tra alcuni degli indagati in cui ricordano l'episodio. I ragazzi, si legge nel provvedimento, "rammentano il fatto che, durante il viaggio di ritorno, presso un'area di servizio, avevano incontrato l'artista Sfera Ebbasta" e uno di loro era quasi intenzionato a rubargli la collana: "Se non era stato per i morti te lo giuro (...) lì, gliela faceva". Nella conversazione si sente uno degli indagati dire "Sfera Ebbasta è solo un pagliaccio (...) lo schifo è una m..., ha rovinato tutto fra". E un altro: "Pensa fra che affamato quella sera lui è andato all'Altro Mondo e poi doveva venire lì" ; "doveva fare due serate (...)". A un certo punto i ragazzi ricordano l'incontro con il trapper: "io lo schifo proprio come persona.., ci stavo per litigare in autogrill lo stavo per bussare quel figlio dì (...) diceva con quella faccia da (...) e la collana così fuori". E la replica: "la collana quella con la chitarra fra... li se non era stato per i morti te lo giuro (....) lì gliela faceva, lo guardava in un modo…".

Gli arrestati si identificano con gli autori del panico alla Lanterna Azzurra

Nella conversazione registrata il 18 marzo alle 15.02: "Siamo andati a una festa fra e son morte 6 persone [...] E noi potevamo restare lì, o io o (...) o (...) [...] Vecchio, spray, iniziava a tossire fra, la gente che urlava, la gente che iniziava a cadere, io ho saltato tre persone fra, ho passato certe cose fra...". “

«Iniziamo con il bracciale stasera?»

"Iniziamo con il bracciale stasera?". E' una delle frasi intercettate dai carabinieri nell'autovettura di due dei sette arrestati, accusati di aver usato lo spray al peperoncino per scatenare il panico e derubare i ragazzi nella discoteca di Corinaldo (Ancona) dove il 'fuggi fuggi' generale provocò sei morti e decine di feriti. La conversazione intercettata risale alla sera del 9 marzo scorso: i ragazzi stavano andando alla discoteca 'Dorian Gray' di Verona dove si è esibito l'artista "Gabry Ponte". "Becchiamo i genovesi stasera", commentano tra loro in macchina, riferendosi alla banda rivale. I tre, recita l'ordinanza di applicazione delle misure cautelari del tribunale di Ancona, quella notte "hanno commesso almeno due furti di collane. Infatti, commentano il modello dei monili appena sottratti, il peso e la caratura". Inoltre "fanno riferimento alle modalità di occultamento, alle vittime e alle modalità di esecuzione. Si lamentano poi delle poche collane rubate, attribuendo la colpa agli organizzatori che, immediatamente dopo il primo furto, hanno pubblicamente allertato tutti i presenti. Durante il viaggio di ritorno manifestano il dubbio che una delle collane possa essere falsa e, pertanto, si pentono di essere usciti subito dal locale".

«Ho spruzzato così tanto che la discoteca si è svuotata subito»

"Fra, tutta la discoteca era fuori, uno spray intero tutto dentro l'Italghisa". E' un passaggio delle conversazioni intercettate il 30 marzo 2019 (contenute nell'ordinanza del gip di Ancona) tra le sette persone, accusate di aver usato lo spray al peperoncino per scatenare il panico e derubare i ragazzi nella discoteca di Corinaldo (Ancona) dove il 'fuggi fuggi' generale provocò sei morti e decine di feriti. Il dialogo trascritto nell'ordinanza di applicazione delle misure cautelari del tribunale di Ancona è stato registrato all'interno della Lancia Y di uno degli indagati. I quattro protagonisti parlano delle azioni criminose commesse alla discoteca 'Vox Club' di Nonantola e all'Italghisa di Reggio Emilia. Uno degli indagati confessa di aver spruzzato così tanto spray urticante all'Italghisa che il locale in poco tempo si è svuotato. Il motivo dell'abuso di spray? "Se lo vuoi sapere li avevamo pippato - dice uno degli arrestati - Fra - esclama al complice - tutta la discoteca era fuori, uno spray intero tutto dentro l'Italghisa".

«Morti in 6 per questo giochino e noi lo sappiamo»

"Io in questo bordello ci stavo solo per te e lui non per altro. Siamo andati a una festa, fra', e son morte 6 persone. io ch'ho ancora...ancora quella cosa non va via fra'. In questo gioco fra son morte 6 persone per questo giochino e noi lo sappiamo...e la cosa che è consapevolezza che fa male fra, e tu lo sai vecchio. Sempre qualcosa da nasconderci, sempre qualcosa da non pensarci fra. E' andata così, è andata così fra'. A parlare, in una intercettazione contenuta nell'ordinanza firmata dal gip di Ancona, è uno degli indagati della banda dello spray. Secondo il gip, è evidente la sua consapevolezza "in ordine al fatto che la tragedia sia stata la diretta conseguenza di quello che lui stesso indica come un "giochino", ovvero la loro attività criminosa". Sono altresì significative, rileva l'ordinanza, le affermazioni che mettono in luce la stato d'animo riconducibile alla tragedia ("è la consapevolezza che fa male"} edin particolare per essere costretto a "nascondersi" e a "non pensarci".

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