L'anello di Farfalla, il libro di Simona Bergamini che esplora i 5 sensi umani

Simona Bergamini ci racconta il suo ultimo libro, una raccolta di 5 racconti determinati da un filo comune attraverso cui l'autrice esplora l'animo umano descrivendo la vita grazie ai cinque sensi

Simona Bergamini

"L'anello di Farfalla" è l'ultima fatica letteraria di Simona Bergamini, che oltre ad essere Assessore al bilancio e alle attività pubbliche al comune di Camposanto, da anni coltiva la passione per la scrittura. Non è il primo libro pubblicato dall'autrice, infatti esordì nel 2011 con "E' solo una questione di tempo" per poi tornare in libreria l'anno seguente con "Fantasticolibro. L'avventura delle parole". Tuttavia in questo ultimo libro, che si presenta come una raccolta di 5 racconti determinati da un filo comune, l'autrice esplora ancora più l'animo umano descrivendo la vita attraverso i cinque sensi. 

Ecco la nostra intervista a Simona Bergamini:

Come nasce la passione per la scrittura?

Non c'è una data o un evento da narrare. Le nostre scuole impongono la parola scritta e orale, come fosse la forma privilegiata per comunicare con il resto del mondo, viene in second'ordine la mimica, la postura, il disegno, il colore, il suono e tutto ciò che in realtà può essere usato come mezzo espressivo. Peccato. Credo che questa sia in realtà una limitazione.  Comunque fin da piccola mi ripetevano che scrivevo in un italiano piacevole e fluido: non ci ho mai creduto. Mi viene da sorridere e penso che forse per questo motivo ho frequentato grafica pubblicitaria all'Istituto Statale d'Arte, prima di laurearmi. Chissà.

Come si passa dall'essere un aspirante scrittore ad avere la grinta giusta per coronare il proprio sogno?

Sono e rimango un'aspirante scrittrice, alla quale resta tutt'ora ignaro il come poter fare il passo successivo; semplicemente non ci penso e provo a rincorrere ciò che mi gratifica e mi incuriosisce. Trovo molto difficile, avere il coraggio di svestirmi per regalare a un possibile pubblico una parte di me. Sembra banale, ma in realtà mi sono resa conto che la condivisione di una poesia o di un dipinto, oppure, come in questo caso, la pubblicazione di un libro, mi priva di una parte di intimità; un po' come togliersi un abito di dosso.  Non è facile, o almeno non lo è per me.

Nel suo libro si parla di un Monile bellissimo ma privo di storia, perché assente di emozioni e sensazioni. Secondo lei oggi l'interattività digitale e il modo di comunicare ha ridotto o ampliato queste sensazioni ed emozioni? 

Oggi è tutto veloce e va di moda l'"usa e getta", il "mi piace" cliccato sui social in maniera superficiale e frettolosa. Eppure questo, se ci si pensa bene, non racchiude veramente tutta la nostra quotidianità, che resta intrisa fortunatamente di altro. Nella realtà continuiamo a vivere relazionandoci costantemente con tutto ciò che ci circonda. Cambiamo e ci adattiamo al contesto che troviamo e che noi stessi contribuiamo a modificare, ma è una reazione come per tutti gli altri esseri viventi; niente di più. Impossibile arrivare a pensare che ciò possa un giorno annientare la nostra capacità di provare emozioni. Non lo credo, né ci voglio pensare.

In realtà il suo non è un romanzo, ma una raccolta di 5 racconti, ognuno porta il nome di uno dei sensi. Perché ha dato i nomi dei sensi alle sue storie? 

La decisione di voler descrivere e narrare i cinque sensi ha un motivo molto semplice e forse, in un certo senso, rimanda ai miei studi in psicologia.
Ciò che ci portiamo dietro come individui e che arriva ad assume per noi una valenza particolare, è principalmente ciò che ci resta impresso nella memoria o, all'opposto, (ma il meccanismo è identico) ciò che per difesa, rimuoviamo proprio dal nostro saper ricordare.  E cosa arriva a segnarci come persone? In realtà, credo, che la nostra vera ricchezza e unicità, risalga a tutto ciò che viviamo e sentiamo all'unisono con tutti i nostri preziosissimi cinque sensi.  Quando ognuno di questi è, contemporaneamente agli altri, a suo modo stimolato da ciò che ci accade attorno, sicuramente sta avvenendo qualcosa di particolare (positivo o negativo che sia) che ci porteremo dietro per tutta la vita. Ecco che, magicamente, basta una canzone o un odore per farci rivivere momenti trascorsi, chissà con chi, o dove. Restiamo con il fiato sospeso e ripercorriamo parole dette o visi incontrati, che credevamo di aver perduto o dimenticato. Basta una carezza e nella nostra mente torna vivo il ricordo di...
Questo è il motivo per cui ho voluto soffermarmi sui sensi che a volte diamo per scontato, ma che nella quotidianità riescono a rendere unica e inimitabile ogni singola vita.

A quale dei 5 sensi lei è più legata e perché? E quale invece vorrebbe conoscere meglio? 

Personalmente non so dire a quale dei miei sensi sono più legata. Quando ero più piccola, ho sempre detto che, dipingendo ad ogni ora del giorno e della notte, non sarei potuta essere me stessa se fossi stata priva della vista: linee e colori mi appartengono da sempre. 
Oggi mi rendo conto che non è così. Ciò che mi caratterizza più di ogni altra cosa è ciò che definisco essere il mio "sesto senso": la capacità cioè di sognare. Non so dire da cosa derivi, né come riesca a mantenersi attiva nel tempo, so che mi appartiene e che è più reale e tangibile di quanto possa sembrare. Senza, non sarei io.

Quale traguardo letterario sogna o si è prefissata? Quali progetti ha per il futuro?

Questo libro è la mia terza pubblicazione e lo considero già come un ennesimo traguardo, seppur di modesta entità. Mi reputo fortunata.
Chi mi conosce sa bene, che nel cassetto c'è molto di più; altri dipinti e molte altre storie. Del resto, non mi è mai mancata la fantasia, né ho mai avuto (per fortuna) l'ansia data da un foglio bianco, che non si sa bene come riempire.  L'unico timore che ho e dal quale scappo di volta in volta, è la paura di ripetermi in ciò che faccio. Per questo penso e valuto bene cosa e quando proporre ciò che produco o ho in mente. Sono una persona curiosa, che trova essere meravigliosa la capacità di stupirsi e di stupire. Ecco, sono esattamente queste le parole che vorrei legare a ogni mio progetto futuro: curiosità e stupore.

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