Trasferimento abusivo di denaro, sgominata gang dalla Finanza

Una rete di agenti raccoglieva a trasferiva denaro all'estero in nero senza alcun tipo di controllo sull'identità dei clienti e il rispetto delle normative sul riciclaggio. Il Comandante Pallini: "Rischio finanziamento terrorismo"

Il Comandante Michele Pallini

Dopo avere raccolto denaro contante sul territorio nazionale, una rete di 47 agenti abusivi accreditava le somme sul conto corrente di un intermediario finanziario con sede a Londra che, a sua volta, smistava su un altro conto di un istituto di credito romano prima di trasferire gli importi in Africa. Questo il metodo utilizzato da una rete di "agenzie abusive" operanti nel trasferimento di denaro smantellata dalla Guardia di Finanza di Modena al termine di un'attività investigativa lunga due anni con 47 persone denunciate (gli agenti, per lo più nigeriani e ghanesi) per esercizio abusivo di attività finanziaria, oltre 70 perquisizioni e ben 35 milioni di euro di flussi di denaro sotto la lente di ingrandimento degli uomini del Comando di via Piersanti Mattarella.

ORGANIZZAZIONE - "Il sistema adottato dall'organizzazione criminale era semplicissimo - ha spiegato il Comandante Michele Pallini - Attraverso il sistema del passaparola, persone che normalmente non avrebbero potuto inviare all'estero somme di denaro (come clandestini, spacciatori, ndr) si avvalevano di questi agenti abusivi che, operando totalmente in nero in negozi di alimentari, in phone center oppure ricevendo in casa, raccoglievano contante da inviare nel paese richiesto dal cliente". Se l'organizzazione aveva più punti di raccolta al nord (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna), al centro con Umbria e Lazio e al sud con il presidio della provincia di Lecce, proprio ad uno dei sette agenti abusivi modenesi spettava il "premio produttività" con oltre 12 milioni di euro illecitamente esportati in poco più di due anni.

VANTAGGI - Per quale motivo risulta conveniente ad agenti e clienti il "money transfer" abusivo? "Gli operatori attivi nella raccolta lavoravano totalmente in nero e, così facendo, erano capaci di applicare commissioni altamente concorrenziali rispetto a chi ottempera alle regole e alle normative anti-riciclaggio - ha risposto il Comandante - Questo sistema era vantaggio anche per gli stessi clienti perché, avvalendosi di una rete abusiva, avevano la garanzia dell'anonimato dato che non veniva seguito nessun obbligo di identificaizone. Per questa ragione, i clienti erano prevalentemente clandestini o soggetti con regolare permesso di soggiorno ma attivi nel campo dello spaccio e della contraffazione: tutte condizioni che non consentono la fruizione dei normali canali finanziari". Insomma, un sistema che accontentava tutti: senza fare domande, si incontrava l'agente nel suo negozio o direttamente nella sua abitazione per trasferire denaro con commissioni vantaggiose dal 5 al 10%: di questa percentuale, il 30% andava all'operatore abusivo, il 70% all'intermediario finanziario che gestiva la raccolta a Londra.

RICICLAGGIO - Ma l'indagine delle Fiamme Gialle non è conclusa: ora gli occhi sono tutti puntati su quei 35 milioni di euro circa di flussi gestiti dall'organizzazione dal 2004 al 2010. "Se sui clienti abbiamo già qualche indicazione in linea di massima - ha aggiunto il Comandante Pallini - Ci siamo posti lo scrupolo di riuscire ad individuare i destinatari delle somme inviate perché questi canali abusivi possono essere utilizzati per riciclare denaro sporco e finanziare organizzazioni terroristiche". L'indagine della Guardia di Finanza ha preso avvio grazia ad una capillare attività informativa sul territorio: "Addirittura c'era chi operava direttamente in casa propria - ha ricordato - I clienti inviavano anche importi di 100 euro, ma la media si aggirava intorno ai 4-600 euro per transazione. Spesso, per eludere i controlli, chi vuole inviare denaro con intenzioni illecite tende a frazionare l'operazione rivolgendosi a più intermediari".

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