Papa Francesco a Carpi: "Non cediamo alla logica della paura"

L'omelia del pontefice si è focalizzata sulla sfida alla paura e alla solitudine, sullesempio di Cristo di fronte alla morte di Lazzaro. Da mons. Cavina un accorato ringraziamento al Papa, che ha ricambiato la cortesia a tutti i presenti

La Santa Messa, presieduta da Papa Francesco domenica 2 aprile in piazza Martiri, iniziata come da previosione alle 10.30 di fronte ad una folla di fedeli, “cade” nella quinta Domenica di Quaresima. La liturgia è naturalmente quella del giorno, con la proclamazione del brano del Vangelo di Giovanni che narra il segno della resurrezione di Lazzaro. E proprio da questa vicenda è partita la riflessione del Pontefice durante l'omelia, come sempre sintetica ed estremamente chiara.

"In mezzo alla desolazione generale per la morte di Lazzaro, Gesù non si lascia trasportare dallo sconforto. Non si fa catturare dall'ambiente emotivo rassegnato che lo circonda, ma prega con fiducia – ha esordito il Papa - Nel mistero della sofferenza, di fronte al quale il pensiero e il progresso si infrangono come mosche sul vetro, Gesù ci offre l'esempio di come comportarci. Si può stare dalla parte del sepolcro oppure dalla parte di Gesù.

"C'è chi resta intrappolato nelle macerie della vita e chi, come voi, con l'aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con pazienza e speranza – ha spiegato Francesco con un riferimento al sisma emiliano del 2012 - Di fronte ai grandi 'perché' della vita abbiamo due vie: stare a guardare malinconicamente i sepolcri di ieri e di oggi, o far avvicinare Gesù ai nostri sepolcri".

"Non lasciamoci imprigionare dalla tentazione di rimanere soli e sfiduciati a piangerci addosso per quello che ci succede. Non cediamo alla logica inutile e inconcludente della paura, al ripetere rassegnato che va tutto male e niente è più come una volta. Per quanto pesante sia il passato, grande il peccato, forte la vergogna, non sbarriamo mai l’ingresso al Signore", ha concluso il Santo Padre.

In coda alla liturgia eucaristica e prima della benedizione, il vescovo di Carpi mons. Francesco Cavina ha preso la parola per lanciare il proprio messaggio al Papa: "Abbiamo una sola parola da dirle, una parola breve: Grazie! Grazie! Grazie!". Cavina ha poi rimarcato la tragedia del terremoto, ricordato le figure di spicco della vita cristiana di Carpi e dedicato un passaggio alle tragedie dell'olocausto e delle foibe che trovano a Fossoli un luogo chiave della memoria. "Santo Padre, in questa piazza c'è il cuore antico e nuovo di Carpi. La Sua presenza rappresenta un cardiotonico che noi vogliamo assumere. E noi non siamo soli! Ci sentiamo dei privilegiati perché la Chiesa e il Successore di Pietro ci indicano la strada", ha concluso.

Prima della recita dell'Angelus PapaFrancesco ha ricordato la tragedia della Colombia e "le notizie di sanguinosi scontri armati nella regione del Kasai della Repubblica Democratica del Congo, scontri che stanno provocando vittime e sfollamenti e che colpiscono anche persone e proprietà della Chiesa. Assicuro la mia vicinanza a questa nazione ed esorto tutti a pregare per la pace, affinché i cuori degli artefici di tali crimini non rimangano schiavi dell’odio e della violenza".

"Richiamando l’ardore apostolico di due figure laicali della vostra terra, il Beato Odoardo Focherini e la Venerabile Marianna Saltini, testimoni della carità di Cristo, saluto con gratitudine voi, fedeli laici. Vi incoraggio ad essere protagonisti della vita delle vostre comunità, in comunione con i vostri sacerdoti: puntate sempre su ciò che è essenziale nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo". Con queste parole il Pontefice ha chiuso la celebrazione ed è partito alla volta del seminario diocesano.

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