Omicidio e occcultamento di cadavere, un delitto premeditato e realizzato in un'ora

La Squadra Mobile avrebbe già ricostruito con buona approssimazione le azioni del marito di Ghizlan El Hadraoui, rinvenendo come prova il portachiavi dell'auto della donna. L'odio covato per la storia finita sarebbe il movente dell'assassinio

Le accuse mosse dalla Procuranei confronti di Khalil Laamane, marito di Ghizlan El Hadraoui uccisa ieri mattina, sono particolarmente gravi. Gli inquirenti - che hanno fermato l'uomo stamane alle 5.20 dopo averlo sentito già nel primo pomeriggio di ieri come persona informata dei fatti - hanno infatti ipotizzato che l'aggravante della premeditazione per il delitto della 38enne in cui corpo è stato rinvenuto in via Cavazza a bordo della sua auto. L'esatta dinamica dei fatti non è stata chiarita, stante la volontà del Procuratore capo di mantenere massimo riserbo quantomeno fino alla pronuncia del Gip sulla convalida del fermo.

Quanto appreso finora per voce della stessa Squadra Mobile comandata da Salvatore Blasco, consente però di abbozzare una cronologia dei fatti. La donna sarebbe stata uccisa con una serie di coltellate inflitte alla schiena - quattro quelle individuate dalla Medicina Legale sulla scena del delitto - poi caricata sull'auto che aveva in uso, una Nissan Juke grigia, e portata fino in via Cavazza. Si stima che l'arrivo accanto ai binari della ferrovia sia avvenuto intorno alle ore 10.30, solo pochi minuti prima che un carabiniere fuori servizio notasse casualmente il mezzo e desse l'allarme.

Qui l'uomo avrebbe tentato di occultare il cadavere della moglie, probabilmente per simulare un suicidio, o comunque per coprire ogni traccia. Con una bottiglietta l'alcol avrebbe cosparso l'abitacolo e poi appiccato il fuoco con una scatola di fiammiferi, opportunamente sistemata per consentirgli qualche secondo di tempo per chiudere le portiere e allontanarsi. Così è stato, come testimonia l'abitacolo carbonizzato del veicolo e il rinvenimento dei fiammiferi da parte della Scientifica.

Il marocchino sarebbe poi rientrato a casa di via Puccini, probabilmente con la propria auto lasciata precedentemente nei paraggi, il tutto in circa un'ora di tempo. La Scientifica ha analizzato a lungo sia l'appartamento del fermato che la sua vettura, scoprendo che era stata lavata molto di recente, probabilmente ieri mattina stessa, forse qualche minuto dopo il delitto per occultare eventuali tracce di sangue o altro. 

Le indagini sull'auto e questa sospetta operazione di pulizia hanno permesso di recuperare quello che al momento è l'oggetto chiave dell'indagine, un portachiavi dell'auto in uso alla moglie (in foto), il cui possesso da parte di Laamane sarebbe immotivato, avendo i due di fatto da circa 8 mesi vite separate, in appartamenti attigui ma divisi e con ciascuno la propria autovettura di uso quotidiano. Testimoni e conoscenti hanno confermato come i rapporti fra i due fossero tesi da diverso tempo e ormai avviati alla separazione legale, confermando anche liti tra i due. La donna non aveva però denunciato in precedenza alcun episodio di maltrattamento o aggressione.

Gli inquirenti hanno descritto una situazione di pianificazione scrupolosa del delitto, ma i contorni della vicenda restano tuttavia ancora molto sfocati, mancando alcuni elementi che finora restano soltanto nelle carte riservate della Procura.

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