Carceri, dal Sindaco sette proposte contro il sovraffollamento

Pighi, presidente Fisu, interviene su alternative alla detenzione e umanizzazione della pena in occasione del Forum europeo di Cascais di giovedì 27 e venerdì 28 giugno

Sette proposte per un salto di qualità nella lotta al sovraffollamento delle carceri scegliendo “l’innovazione e non l’indulgenza” e orientando il cambiamento delle politiche “al recupero sociale e alla valorizzazione della persona umana per intervenire con più coraggio e senza tentennamenti sui contenuti alternativi alla detenzione, affrontando con determinazione le cause dell’affollamento con nuove alternative, semplificazioni di procedure inutilmente appesantite dal susseguirsi di cambiamenti normativi”. Le proposte sono formulate in un intervento di Giorgio Pighi, sindaco di Modena e presidente del Forum italiano per la sicurezza urbana, pubblicato proprio sul sito della Fisu in occasione dell’assemblea generale del Forum europeo per la sicurezza urbana che si svolge a Cascais in Portogallo tra giovedì 27 e venerdì 28 giugno interverrà anche lo stesso Pighi.

Nell’intervento, intitolato “Alternative al carcere ed umanizzazione della pena”, Pighi parte dalla valutazione delle disposizioni che stanno per essere varate dal Governo, utili per risolvere alcune situazioni ma insufficienti “per eliminare ritardi, disuguaglianze e incongruenze da tempo denunciati nelle alternative alla detenzione”. Le sette proposte della Fisu, invece, puntano a semplificare i procedimenti e a renderli più efficaci. Per esempio, andrebbero unificati quelli per la sospensione delle pene fino a tre o quattro anni, oggi previsto a richiesta del condannato per ottenere rispettivamente l’affidamento in prova o la detenzione domiciliare, con quello che disciplina l’applicazione  di detenzione domiciliare per le condanne fino a un anno e sei mesi, e dovrebbe essere avviato d’ufficio dal pubblico ministero. Tutte le decisioni sulle misure alternative, inoltre, andrebbero prese prima dell’esecuzione della pena con competenza monocratica del Magistrato e non del Tribunale di sorveglianza. La detenzione domiciliare bisognerebbe poterla applicare con la sentenza di condanna e non in fase esecutiva (come pena principale o con sospensione della pena detentiva) in relazione all’entità della pena inflitta e non in base al quadro edittale della pena prevista.

Altra proposta riguarda le interdizioni (dai pubblici uffici, dalle professioni, dall’esercizio dell’attività) che potrebbero diventare pena principale e non accessoria, evitando così inutili pene detentive. Ad un ulteriore intervento di depenalizzazione, inoltre, potrebbero essere affiancate norme per rendere più efficaci le sanzioni amministrative, come premessa per ulteriori depenalizzazioni. Rispetto alle misure alternative alla detenzione, la Fisu propone di disciplinare le funzioni dei servizi sociali dei Comuni prevedendo risorse che consentano di fornire supporto ai programmi di trattamento delle misure da applicare e in esecuzione. Per i reati commessi ai danni di persone conviventi o in conflitto con il condannato, oppure per chi non può uscire dal carcere per mancanza di alloggi, infine, si propone di prevede nuove modalità di affidamento in prova e di detenzione domiciliare lontano dalla residenza abituale. “L’impegno per rendere più civile e più umano il nostro sistema carcerario ed evitare i costi sociali di nuovi provvedimenti di clemenza – conclude Giorgio Pighi - passa attraverso riforme che siano capaci di tenere assieme la coerente articolazione del sistema con la salvaguardia delle esigenze di sicurezza dei cittadini”.

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