Portobello, il supermercato anticrisi dove l'unica moneta è il volontariato

Il minimarket nato dalla sinergia tra Comune, Terzo settore e privati apre i battenti sabato prossimo. Si inizia con una trentina di famiglie in difficoltà economiche, ma l'obiettivo è arrivare a 400. Criteri rigidi per poter accedere all'acquisto e pagamento con l'impegno nel volontariato

Pasta, condimenti, biscotti, alimenti per bambini, pannolini, tutto in bell'ordine sugli scaffali.  Mancano ormai pochi giorni all'inaugurazione di Portobello, il primo emporio sociale di Modena, cui potranno accedere le famiglie in difficoltà che ne faranno richiesta al Comune e al Centro Servizi per il Volontariato. La filosofia di Portobello è semplice, ambiziosa e completamente incentrata sulla solidarietà. Ma vediamola insieme.

Il progetto nasce due anni fa e si concretizza nel 2013 grazie a diverse associazioni del terzo settore, riunite sotto l'egida del centro Servizi per il Volontariato, che riescono ad ottenere la collaborazione del Comune, di alcuni soggetti privati e ovviamente della Fondazione. Il Comune mette così a disposizione i locali di via Divisione Acqui 81, nel comparto ex Amiu, mentre dai privati (tra gli altri Nordiconad, Coop Estense, Ccm) arrivano le prime donazioni di arredi, macchinari e ovviamente beni di consumo per i clienti. Prende così vita il mini-market, completamente allestito da volontari, in particolar modo della Protezione Civile.

Ma Portobello, come detto, non è un negozio come tanti. L'acquisto tra i suoi scaffali è riservato infatti a gruppi famigliari in difficoltà economica per diveri motivi: mobilità, cassa integrazione, contratti di solidarietà, licenziamenti e repentini cali dei redditi familiari. Esistono quindi specifici requisiti che i Servizi Sociali del Comune devono verificare per poter indirizzare i richiedenti verso l'acquisto. Un preciso target che fa riferimento a difficoltà temporanee generate dalla crisi: la possibilità di accedere ai prodotti di Portobello è infatti limitata a 6 mesi (rinnovabili per altri 6). L'idea è quella di evitare forme assistenzialistiche fine a sé stesse, quanto piuttosto di integrare un servizio di contrasto alla povertà con percorsi di consulenza e reinserimento.

Ma come si paga? Sugli scaffali non compaiono i prezzi, bensì un punteggio corrispondente a ciascun prodotto, che viene scalato dalla quota complessiva, e differenziata, a cui ciascun cliente riconosciuto ha diritto. In cambio, ai compratori viene richiesto un impegno nel volontariato, con una delle associazioni che fanno parte della rete o addirittura nella gestione del mini-market stesso, dove si alterneranno ben 105 volontari, formati sulle norme specifiche per la gestione di una struttura complessa come quella di un piccolo supermercato alimentare. Parallelamente, diversi soggetti forniranno alle famiglie in difficoltà consulenze di settore, come ad esempio la gestione del bilancio domestico o la tutela dei consumatori.

Sabato 29, dalle ore 9, le prime 30 famiglie già riconosciute nel percorso varcheranno la soglia di Portobello, ma si prevede già di arrivare a 100 nuclei familiari per la fine dell'anno. La sostenibilità del progetto, che dipende in larga parte dai fornitori e dalle donazioni, è la vera sfida che attende i volontari ed i Servizi Sociali, ma le premesse sono assolutamente positive. Per tutte le informazioni relative alle modalità di accesso e ai componenti della rete è possibile visitare il sito web di Portobello.

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