Killer già denunciato in passato, la Procura: “Nessuna sottovalutazione”

Il Procuratore relaziona sui fascicoli a carico di Armando Calò, per il quale spunta un unico procedimento aperto per una violenza del 2012 a carico di Bernardetta Fella. Il figlio della vittima: "Era malata, e questo non le ha permesso di essere aiutata..."

L'abitazione della vittima alla Madonnina

"La persona fermata era conosciuta come un individuo violento, probabilmente aveva già aggredito un'altra donna prima di mia madre". Lo dice Davide Righi, uno dei due figli di Bernardetta Fella, la donna modenese strangolata e trovata ieri in un frigo. Prima di entrare nella camera ardente della madre, oggi pomeriggio, Righi è disponibile a fornire altri particolari. In primis sull'episodio del 2012: "La prognosi era di 20 giorni e la denuncia ci fu, il fatto è che il reato si è trasformato da tentato omicidio a lesioni volontarie". E ancora: "Vennero fatte piu' denunce, ma nel tempo sono state ritirate. Mia madre - si congeda il figlio - era malata, e questo non le ha permesso di essere aiutata...". 

Intanto dalla Procura arriva una smentita sul nascere per le polemiche sulle passate denunce sporte dalla vittima ai danni del suo aguzzino. Per il Procuratore Capo Lucia Musti non vi è stato alcun maltrattamento 'serialè, nessun campanello d'allarme sottovalutato. Se le amiche e i famigliari della donna hanno parlato di diverse denunce ai Carabinieri negli ultimi tempi per maltrattamenti, nei confronti di diverse persone offese tra cui Fella, Musti dunque smentisce: "Non è vero. Ho estratto i certificati di iscrizione dal registro informatico della Procura di Modena e non ci sono pendenze a carico di Calò per reati di questo tipo. Quest'ultimo è stato condannato con sentenze passate in giudicato per reati di vario tipo, dall'emissione di assegni a vuoto all'omissione soccorso" o la guida in stato di ebbrezza, "che nulla hanno a che vedere con reati di violenza domestica". 

Continua il procuratore sul soggetto fermato, parlando oggi ai cronisti: "Ho esaminato anche le pendenze in Procura. Sicuramente era una persona conosciuta e a suo nome esistono varie pendenze, ma nessuna riguarda questi reati" di violenza domestica, come appunto maltrattamenti o stalking. Risulta però una pendenza sfociata in una richiesta di rinvio a giudizio, con la prima udienza fissata il prossimo 15 settembre, per un reato, che risale al 2012, di lesioni volontarie. Ed è questo "verosimilmente", osserva il procuratore, il precedente citato dalla stampa. Tuttavia, anche in questo caso evidenzia Musti: "L'imputato avrebbe messo le mani al collo della deceduta. Si tratta di lesioni, non di tentato omicidio: non vuol dire che non sia grave, ma appunto è un'altra cosa".

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(fonte DIRE)

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