Truffa dei campi fotovoltaici, chiesto il rinvio a giudizio per gli ex vertici CPL

La Procura di Modena ha chiuso l'indagine sulla presunta truffa ai danni dello Stato che CPL Concordia avrebbe messo in atto in Puglia, "spacchettando" i campi di pannelli solari per evitare burocrazia e accedere a maggiori incentivi. Sono dieci le società coinvolte

La vecchia dirigenza di CPL Concordia, guidata da Roberto Casari, sarà chiamata a comparire nuovamente nelle aule di tribunale. Una nuova puntata della bufera giudiziaria che si è abbattuta lo scorso anno sul colosso cooperativo della Bassa riguarderà infatti le accuse di truffa aggravata per quanto riguarda la gestione dei campi fotovoltaici in Puglia. Un'inchiesta della Procura di Modena che aveva già portato, lo scorso ottobre, al sequestro preventivo di 16 milioni di euro e all'affissione dei sigilli (il video) a otto campi nei comuni di Turi e Noci, in provincia di Bari.

Oggi il PM Marco Nicolini ha richiesto il rinvio a giudizio per una ventina di persone. Tra queste Roberto Casari e Maurizio Rinaldi, ai quali si affiancano gli ex responsabili del settore fotovoltaico della cooperativa, Claudio Bonettini e Fabrizio Tondelli. Insieme a loro sono indagati i legali rappresentanti di 10 società riconducibili a CPL o subentrate in partecipazione e i progettisti delle imprese che hanno materialmente realizzato gli impianti.

LA TRUFFA – Il sistema messo in luce dagli inquirenti è tutt'altro che banale e si fa spazio tra il caos normativo che ha avvolto gli incentivi pubblici sulle rinnovabili, su cui la Regione Puglia ha puntato molto, non senza scatenare ricorsi e inchieste. In estrema sintesi, si può parlare di un frazionamento truffaldino dei campi di pannelli solari: un grande impianto figurava in realtà come due campi separati, gestiti da due società distinte. In questo modo si creavano più campi in grado di produrre una potenza al di sotto di una soglia di legge (1 megawatt), che consentiva una procedura di istallazione più agevole – con una semplice DIA negli uffici comunali – e un introito maggiore di incentivi pubblici. CPL Concordia avrebbe studiato a tavolino questa strategia, costituendo dieci diverse società che si spartivano i campi fotovoltaici e incassando indebitamente, dal 2007 ad oggi, 16 milioni di fondi pubblici. Ma, per la Procura, la regia sarebbe stata unica e quindi avrebbe necessitato di procedure diverse.

La Procura ha appurato che la strategia di CPL Concordia consisteva nel creare queste società non per una gestione diretta, bensì per venderle ad imprenditori terzi e monetizzare. Inizialmente anche alcuni imprenditori erano finiti nel registro degli indagati – come il cavezzese Wainer Marchesini – ma la loro posizione è stata archiviata, poiché ritenuti in buona fede e all'oscuro delle procedure adottate da CPL nella realizzazione dei campi.

LA DIFESA – La cooperativa concordiese ha da subito dichiarato che ritiene di aver operato “nell'assoluto rispetto delle norme al tempo vigenti”. Nel merito dei fatti contestati evidenzia inoltre che, "come riportato nei bilanci, le società cui sono intestati gli impianti hanno effettivamente svolto la costruzione e la gestione e quindi non sono società fittizie"; che "ciascun impianto è autonomo da quello adiacente come richiede la normativa; che "la finalità economica dell'iniziativa era, una volta realizzati, di cedere gli impianti a terzi"; che "la vendita sarebbe risultata piu' agevole se gli impianti fossero stati di dimensioni ridotte". L'udienza preliminare non è ancora stata fissata e per ora sembra si andrà ad un muro contro muro.

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