San Cesario, Legambiente: "Dai cavatori opere compensative inutili"

La denuncia di Sabina Piccinini in un video: "La ghiaia è l'oro grigio che rende grandi affari, almeno 15-20 euro per metro cubo, mentre alla collettività vanno solo pochi centesimi e opere compensative inutili e mai utilizzate"

Cave di ghiaia

Legambente San Cesario ritorna all'attacco. Dopo le escursioni sulle "montagne lucenti" dei cumuli di vetro dell'Emiliana Rottami, a finire nel mirino dell'associazione ambientalista tornano le cave, o meglio, i cavatori: "La ghiaia è l’oro grigio che rende grandi affari - sottolinea l'associazione - I cavatori guadagnano almeno 15-20 euro per metro cubo versando alla collettività poco più di 50 centesimi. L’impatto ambientale della Grey Economy è notevole: le escavazioni portano mezzi pesanti, quindi gas, polveri, rischio di svalutazione degli immobili, di inquinamento per le falde se si considera che a San Cesario si può scavare in zone ad elevata vulnerabilità degli acquiferi. Per compensarci, i cavatori dovrebbero realizzare opere di pubblica utilità, la realtà però ad oggi è molto grigia, fatta di cave abbandonate e di opere compensative mai arrivate".

PARCO - Sabina Piccinini, presidente del circolo Legambiente di San Cesario sul Panaro, ha ricordato la situazione di stallo riguardante il parco dei Laghi di Sant'anna: "Lo attendiamo almeno da vent'anni - ha dichiarato - sentieristica, tavoli, panchine, aree attrezzate, punti di osservazione naturalistica, un parcheggio. Ai cavatori spettava realizzare queste opere a compensazione di escavazioni avvenute, tra l’altro, in un’area classificata di notevole pregio naturalistico dalla Comunità Europea. Da almeno cinque anni le escavazioni sono terminate, ma di opere per il Parco, zero”.

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LAGO - Nel video presentato oggi da Legambiente, viene mostrato il bacino irriguo della frazione di Altolà, una grande voragine generata da decenni di escavazioni, risistemata dai cavatori e riempita d’acqua. È costato tubazioni comprese, oltre 5 milioni di euro, di cui la metà a carico della collettività. L’acqua del bacino dovrebbe servire agli agricoltori per irrigare risparmiando acqua di falda, peccato però che quelli intenzionati a servirsene siano davvero pochi: ad oggi solo 10 agricoltori su 140, con molte papere e papaveri che qui invece hanno trovato ospitalità. "Un successone, se si pensa che l’invaso ha pure problemi di tenuta come confermato dal Sindaco nell’ultimo Consiglio Comunale - ha rincarato la Piccinini - Non a caso in paese si parla di Vajont sancesarese. Per ora resta solo un grande lago, tranquillo e solitario nella campagna un tempo fertile. A chi giova la Grey Economy? Ai cavatori, ai cittadini.…o alle papere?".

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