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San Cesario: tossicodipendenti usati come cavie umane da spacciatori

Dall'attività investigativa scaturita da un decesso per overdose avvenuto nel 2009, i Carabinieri sono riusciti a smantellare un'organizzazione criminale di stranieri dedita allo spaccio in tutta la Provincia

Gabriele Casagrande 18 ottobre 2011

In queste ultime ore, i Carabinieri della Compagnia di Modena sono riusciti a smantellare un'organizzazione criminale nigeriana capace di fatturare 16mila euro a settimana con lo spaccio di eroina e cocaina in tutta la provincia. Stamattina, i militari hanno fatto scattare le manette ad otto persone (cinque nigeriani, due tunisini, un italiano ed un'italiana) e hanno avviato le ricerche per catturare il resto della banda formata da spacciatori di medio e basso cabotaggio tutti con dimore fittizie. Gli arresti sono stati resi possibili dall'attività investigativa svolta sulla morte per overdose di un 25enne di origine napoletana avvenuta a San Cesario nel 2009.

ANTEFATTO - L'atroce episodio di cronaca che ha permesso ai Carabinieri di porre fine all'attività illecita di questa "internazionale" della droga si è verificato due anni fa in un appartamento di San Cesario sul Panaro: G. C.  napoletano 25enne, operaio, aveva invitato a casa il collega di lavoro, un 40enne, per condivedere l'ennesima dose di cocaina appena acquistata "a prezzo di favore" (40 euro a grammo anzicé 80) nei pressi dell'Obi di via Emilia Est, a Modena. Il colore marrognolo aveva insospettito i due che, però, non hanno avuto molte esitazioni nell'inalare quella che in realtà era eroina purissima. Il giovane è morto praticamente sul colpo, "folgorato" dallo stupefacente, mentre il 40enne, oltre ad assistere alla morte dell'amico,  ha iniziato a rantolare e ad agonizzare. La scena è stata scoperta dalla moglie di G. C che, appena rientrata a casa, ha trovato i due riversi sul pavimento: per il 25enne non c'è stato nulla da fare, mentre il 40enne, dopo una decina di giorni in coma al Policlinico di Modena, ha fornito tutte le informazioni utili ai Carabinieri per catturare questi venditori di morte.

CAPOBANDA - "Orangò": questo il nome dell'operazione scelto dai Carabinieri per designare le investigazioni iniziate due anni fa. Questo l'appellativo che aveva l'ultimo numero di cellulare contattato da G. C. che, evidentemente, aveva sbagliato a scrivere l'ultima "o". Immediate le intercettazioni telefoniche sull'utenza intestata a un prestanome, ma in realtà usata dal numero uno dell'organizzazione, Omoyebagbe Omonzegie Thomas, nigeriano del '79, un energumeno di almeno un metro e novantacinque di altezza conosciuto dai suoi sottoposti e dagli acquirenti per comodità con il soprannome di "Tom" o "James". Quest'ultimo ha commesso l'errore che un capogang dedita allo spaccio non dovrebbe mai commettere: trattare in prima persona la cessione di stupefacente. Infatti, quel lontano giorno di due anni fa, "James", non potendo inviare nessuno dei suoi accoliti ad effettuare la vendita, si recò lui stesso nei pressi dell'Obi di via Emilia Est per cedere l'eroina purissima fatta passare per cocaina per sperimentare nuove tipologie di dosi su consumatori completamente all'oscuro.

POLISPORTIVA - I Carabinieri si sono così recati nel principale punto di ritrovo della comunità nigeriana modenese: la Polisportiva Madonnina. Qui, la silouette di "James" l'energumeno è stata facilmente riconosciuta dai militari che hanno proceduto all'identificazione del soggetto. "Fin da quando abbiamo iniziato a tenerlo sotto osservazione, ci siamo subito resi conto di non avere a che fare con uno spacciatore come tanti - ha spiegato il Maggiore Giuseppe Sportelli - Come evidenziato dalle intercettazioni, organizzava gruppi, dava ordini, veniva contattato da decine di spacciatori di livello intermedio e basso per ottenere eroina e cocaina". Dalle registrazioni è risultata una figura ad alto livello di autorevolezza capace di ottenere e mantenere il timore reverenziale dei suoi accoliti. James si riforniva di stupefacente da alcuni corrieri "ovulatori" provenienti dalla Nigeria con cui parlava in codice mediante un dialetto del suo Paese: "Portami due cd nigeriani, due paia di scarpe, mezzo vestito, mezzo bimbo, poi ti darà un regalino". I migliori spacciatori, oltre a ricevere la droga, ricevevano anche qualcosa in più come incentivo, una sorta di provvigione per invitare ad ampliare la cerchia di clienti.

MODUS OPERANDI - Non si poteva sfuggire alla longa manus di James: oltre a intrattenere le "relazioni internazionali" con gli ovulatori disposti a tutto pur di sfuggire dalla povertà della Nigeria e di giungere in regione (Modena, Reggio o Parma non facevano differenza), dirigeva le operazioni e fungeva da procacciatore di droga per gli appartenenti al suo gruppo sprovvisti di eroina e cocaina. Ricevute le "ordinazioni", era solito inviare qualcuno dei suoi sottoposti agli incontri con i clienti in modo tale da evitare di esporsi (cosa però puntalmente avvenuta nel caso specifico che ha portato al suo arresto). Aperti dalle ore 16 a mezzanotte, i "negozi" della sua rete erano ubicati in diverse zone nevralgiche della città: il parco XXII aprile, l'area industriale Torrazzi, viale Gramsci, via del Mercato, via Sigonio e i centri commerciali i Portali e il Grandemilia. Grazie alla sua "auctoritas", interveniva per dirimere alcune problematiche sorte tra i membri della sua squadra in merito a partite di droga non pagate e alle corrispondenti somme in denaro richieste in caso di "perdita dello stupefacente" (leggi sequestro da parte delle forze dell'ordine).

ARRESTI - I Carabinieri hanno documentato circa 400 operazioni di spaccio, sequestrato mezzi e materiali per la falsificazione di documenti ed eseguito pedinamenti utili per l'arresto in flagranza di reato di 9 persone: "Abbiamo colpito tutti i terminali più bassi - ha spiegato il maggiore Sportelli - Dopo ogni arresto, l'organizzazione ricominciava da zero prendendo schede intestate a terzi e a cittdini di altre nazionalità. Fortunatamente, siamo sempre riusciti a recuperare il numero di James: quando ricontattava i suoi, inviava sempre un messaggio a tutti che noi, puntualmente, riuscivamo ad intercettare". Oltre al capobanda, stamattina presto sono finiti in manette, I. K., detto "Wilson", nigeriano dell'87, preigudicato domiciliato a Modena; A. J. detto "Silver", nigeriano dell'85, pregiudicato anche lui sempre domiciliato a Modena; O. B, detto "Ben", nigeriano dell'82, residente a Nonantola; A. D., detto "Osagie", nigeriano dell'81, domiciliato a Modena; W. K. B. M., detto "Cammelli", tunisino del 75, residente a Modena e convivente dell'italiana K. S., nata a Modena nel 69, residente a Lesignana: questi ultimi due, alle spalle, avevano già alle spalle sette evasioni dagli arresti domiciliari per motivi di spaccio. Arrestati, infine, T. Z. B. A., tunisino dell'83 residente a Nonantola e B. P., pregiudicato napoletano di Casoria del '65 residente a Castelvetro di Modena. "Questi nove vanno ad aggiungersi agli altri nove precedentemente arrestati in flagranza - ha precisato il Maggiore Sportelli - In più ci sono altri elementi ricercati o già detenuti in altre Case Circondariali". E' il caso del nigeriano soprannominato "Frank Nero", ricercato, e dell'italiano S. M., detenuto a Rimini.

LA PROCURA - "Nella nostra regione, il mercato della cocaina a medio e alto livello è gestito da nigeriani e questa operazione lo conferma". Così il Procuratore aggiunto Lucia Musti nel commentare i risultati ottenuti dall'operazione "Orangò": "Sono giovani, attivi e molto pericolosi, capaci di tenere in piedi più gruppi criminali, invadono il mercato dell'Emilia Romagna con cocaina ed eroina: dobbiamo fare sentire loro che ci siamo". Il Procuratore ha volto il pensiero al capobanda James: "Questo signore ha usato due persone come cavie cercando di sperimentare su di loro alcune dosi tenendole all'oscuro di tutto. Si tratta di un fatto gravissimo - ha concluso Lucia Musti - Mi vengono in mente le atrocità commesse dai nazisti sugli ebrei".

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San Cesario sul Panaro
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