Carecere più “vivibile”, ma la spending revierw taglia il settore rieducativo

Casella, direttore del carcere di strada Sant'Anna ha relazionato in Municipio sullo stato della struttura: "Sovraffollamento ormai alle spalle, ma ci sono diversi altri problemi"

Il carcere di Modena non è più sovraffollato, ma la spending review ha 'segato' nella struttura le attività di rieducazione. Per non parlare dell'assenza di un magistrato di sorveglianza in pianta stabile, col risultato che i permessi ai detenuti, quando arrivano, arrivano a singhiozzo. È il quadro del carcere Sant'Anna, meno allarmante rispetto a qualche anno fa ma comunque non privo di insidie, dipinto mercoledì sera in commissione consiliare comunale (Servizi) dal suo direttore, Rosa Alba Casella. La commissione, presieduta dal dem Tommaso Fasano, è stata innescata da un ordine del giorno diffuso a suo tempo dal gruppo Pd, dopo gli episodi di violenza alla casa circondariale denunciati dai sindacati di categoria nei mesi e negli anni scorsi; pende anche, da tempo, una visita di una delegazione del Consiglio comunale alla struttura.

Nonostante i singoli casi di violenze denunciati dal sindacato autonomo Sappe (quello del tentato suicidio segnalato l'altro ieri si riferiva in realtà al carcere di Forli'), che non da oggi considera la direzione del Sant'Anna inadeguata, la stessa Casella ha fatto capire che il peggio è passato. Se la popolazione del Sant'Anna superava i 600 detenuti, ora si è ridimensionata a quota 381: al 65% stranieri (33 le donne delle quali 17 straniere). In generale, ha ricordato Casella, quello modenese è un carcere di media sicurezza, con detenuti per criminalità comune dalle pene non superiori a cinque anni e, quindi, nessun ergastolano.

Oltre all'edificio originario e principale del carcere, un nuovo padiglione è stato aperto a febbraio 2013, dopo due anni di lavori proprio per rispondere all'allora sovraffollamento: ospita 200 detenuti, ma ora è aperta soltanto una sezione. Dei tre piani detentivi, in sostanza, ne viene usato solo uno: gli altri due sono momentaneamente chiusi per problemi strutturali, ma appunto anche se fossero in funzione risulterebbero ormai vuoti. Due sezioni, in particolare, sono dedicate alla categoria dei "sex offenders", in tutto 90 persone finite in cella per pedofilia o violenza sessuale in genere. Si tratta di detenuti che, quando la sentenza diventa definitiva, devono espiare un anno di carcere ininterrotto prima di accedere ai benefici vari previsti: nell'anno in questione dovrebbero essere seguiti dagli psicologi ma, e qui ha iniziato a esporre i problemi Casella, "gli esperti in realtà non ci sono, non c'è un programma particolare per seguire queste persone". Soltanto uno psicologo dell'Ausl ne segue una decina, ma nell'ambito di un progetto di recupero degli uomini violenti. Tra le altre attività di recupero, Casella ha citato i corsi di formazione professionale, dalla ristorazione alla manutenzione del verde, oltre ai due ettari coltivati a ortaggi e frutta biologica, senza dimenticare le arnie per miele.

(DIRE) 


 

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