Uomini violenti, a Modena il primo centro pubblico per la cura

Nei primi dieci mesi del 2014 sono oltre 2.800 le donne che si sono rivolte a una Casa o a un Centro antiviolenza. Tra i progetti pilota, a Modena il Centro “Liberiamoci dalla Violenza” che è il primo esempio in Italia di struttura pubblica dedicata al trattamento di uomini autori di maltrattamenti

Sono oltre 2.800 le donne che, nei primi dieci mesi del 2014, si sono rivolte a una Casa o a un Centro antiviolenza del coordinamento dell’Emilia-Romagna. Quasi 2.600, il 92%, hanno subito una violenza fisica, psicologica, sessuale o economica. Nella maggior parte dei casi sono di nazionalità italiana, sposate o conviventi, con una scolarità medio alta, hanno figli che, nella metà dei casi, a loro volta hanno subito direttamente o assistito a violenze. Sono, in estrema sintesi, i dati raccolti dall’Assessorato regionale alle Politiche sociali che testimoniamo la drammatica attualità della violenza di genere, ma allo stesso tempo confermano l’impegno messo in campo dalla Regione che da anni lavora per il contrasto e la prevenzione della violenza contro donne e minori, promuovendo la creazione di reti territoriali che garantiscono l’accoglienza delle vittime.
 
Da anni la Regione lavora in forma integrata con il territorio per il contrasto e la prevenzione della violenza contro donne e minori, per abbattere gli stereotipi e per favorire una cultura del rispetto, dell’autonomia e della dignità, promuovendo al tempo stesso la creazione di reti territoriali realizzate dai soggetti pubblici e privati, in modo da garantire l’accoglienza delle vittime di violenza. Presenti in regione fin dagli anni Novanta, oggi sono tredici i Centri riuniti nel Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna. La Regione ha un centro antiviolenza in ogni capoluogo, per la gran parte gestiti da associazioni di donne. In quattro comuni sono altresì presenti servizi o sportelli dedicati per donne che subiscono violenza, gestiti da soggetti pubblici. Qui le donne in difficoltà trovano risposte concrete alle loro domande di aiuto, anche in situazione di emergenza. I centri svolgono inoltre attività di prevenzione e di studio del fenomeno della violenza, oltre che di sensibilizzazione e di promozione di una cultura di rispetto tra i generi.

A ulteriore integrazione e completamento della rete di accoglienza delle vittime di violenza e degli interventi per la prevenzione, dal 2011, la Regione Emilia-Romagna sostiene progetti di trattamento di uomini che usano comportamenti violenti. L'obiettivo è intervenire sulla cultura degli uomini e lavorare per far loro acquisire la consapevolezza che la violenza è un problema. I centri per uomini maltrattanti sono 14 in tutta Italia di cui tre già attivi e uno di prossima apertura in Emilia-Romagna. A Modena è attivo da tre anni il centro “Liberiamoci dalla Violenza”, il primo esempio in Italia di struttura pubblica dedicata al trattamento di uomini autori di maltrattamenti. E’ gestito direttamente dall’Azienda Usl di Modena, cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna, ad accesso completamente gratuito.

"Oggi abbiamo 30 persone che hanno concluso il percorso - dice Monica Dotti, coordinatrice del centro Ldv - mentre 40 lo stanno svolgendo. L'età delle persone che si rivolgono direttamente o tramite i partner a noi va dai 25 ai 67 anni e riguarda qualsiasi categoria. Dall'operaio all'imprenditore, passando per il libero professionista o l'artigiano". Insomma nessuno escluso, a voler sfatare il tabù che la violenza si annidi solo in chi vive in situazioni di precarieta' o di emarginazione.

L’obiettivo innovativo della struttura è riuscire a intervenire sui comportamenti degli autori dei maltrattamenti, andando ad affiancare i servizi già esistenti per la primaria protezione delle vittime delle violenze domestiche. Al suo interno lavorano tre psicologi con il coordinamento di una sociologa. Dall’apertura al 31 ottobre 2014 il centro è stato contattato da 423  persone (147 uomini per avere informazioni o per richiedere un appuntamento), 60 donne (che hanno chiesto informazioni per inviare compagni o mariti), 216  persone a vario titolo interessate sull’argomento (professionisti dei servizi,  giornalisti, studenti universitari, avvocati, cittadini).

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