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Terremoto, bambini e psicologia: come si reagisce al sisma

Un ebook di disegni e pensieri provenienti dai bambini di tutta Italia per i coetani sfollati nella Bassa Modenese. L'idea della Dott.ssa Anna La Guzza: "I giovanissimi i soggetti più a rischio, ecco come intervenire"

Redazione 11 giugno 2012

Dai bambini per i bambini. Questa l'idea dell'ebook "Colori e pensieri per i bambini emiliani" realizzato nei giorni scorsi dall'Associazione Culturale B-Side in Spazio Luce di Milano: una raccolta di disegni pieni di colore ed energia inviati dai bambini di tutta Italia in favore di quei giovanissimi che nelle ultime settimane hanno vissuto la paura del terremoto. "Niente lacrime, felicità", “Cari bambini e bambine, signori e signore vi voglio donare gioia, luce, felicità, coraggio e amicizia", “Un cielo pieno di luci e di colori a simboleggiare un futuro di speranza e di luce per tutti i bambini che soffrono e sono tristi”: questi alcuni dei messaggi di solidarietà e vicinanza raccolti dall'ideatrice del progetto, la dottoressa Anna La Guzza, Psicologa clinico-dinamica e scolastica, esperta di disturbi del comportamento infantile. Tra le varie iniziative organizzate dalla dottoressa, figura anche la suggestiva "Caro amico Emiliano ti scrivo": la finalità è instaurare un legame di "amicizia di penna" fra bambini di tutta Italia con quelli delle zone colpite dal sisma. "L'idea - spiega una nota su Facebook -  è quella di creare, con il Vostro aiuto, una lista di contatti postali dei bambini emiliani sfollati e di scambiarli con la lista degli indirizzi dei bambini "custodi", bambini che si offrono di instaurare una lunga amicizia epistolare.

Dottoressa, cosa cambia nella vita quotidiana di un bambino dopo un evento come il terremoto?

Il sisma sconvolge la vita di tutti. I principali punti di riferimento vanno in frantumi: la casa, il lavoro, le radici storiche, i ricordi, talvolta purtroppo gli affetti. I danni che un terremoto può produrre sono soprattutto “invisibili”, sommersi, sono ferite profonde destinate a restare per molto tempo inespresse o irrisolte. Una calamità inaspettata e shoccante frattura l’equilibrio psico-fisico di chiunque, in particolar modo quello di un bambino per il quale questo evento può assumere la connotazione di un vero e proprio shock traumatico. Il bambino vive sia il trauma dell'evento in prima persona che la preoccupazione e lo spavento dei genitori o degli adulti vicino e questo particolare incide molto sulla reazione del bambino rispetto all'evento, poiché il suo psichismo, a differenza di quello dell’adulto, è ancora debole e non corredato di adeguate difese psichiche. Una condizione iniziale di shock, accompagnata da insonnia e regressione è del tutto normale ed è da considerarsi come tappa nel processo di adattamento. Tra le gravi conseguenze psicologiche che potrebbero affliggere un bambino durante i mesi successivi al sisma ci sono il disturbo post-traumatico da stress e altri stati d’ansia, la depressione, la depersonalizzazione, il mutismo, gravi regressioni e blocchi dell’evoluzione. Intervenire su queste condizioni è fondamentale. Tuttavia non si deve sottovalutare la grande capacità dei bambini di uscire rinnovati anche a seguito di un episodio traumatico e tale capacità si chiama “resilienza”. Le ricerche dimostrano che la maggior parte dei bambini, dopo un primo momento di sconforto, riesce a gestire bene l’evento traumatico senza gravi conseguenze a livello psicologico.

In situazioni come queste si parla di "psicologia di emergenza": in tali frangenti, qual è il compito dello psicologo?

La Psicologia dell'emergenza è il settore della psicologia che si occupa degli interventi clinici e sociali in situazioni di calamità, disastri ed emergenza. Oltre all'intervento di crisi nell'immediatezza dell'emergenza, lo psicologo dell'emergenza deve anche contribuire alla pianificazione di medio termine dei servizi assistenziali alla popolazione, al collegamento tra l'assistenza diretta nelle tendopoli e la liason con i servizi sanitari, all'assistenza nelle interazioni e gestione dei conflitti all'interno della comunità e tra le comunità limitrofe, alle attività di supporto nella ripresa dei servizi educativi come ad esempio l'affiancamento degli insegnanti nella ripresa dell'attività scolastica, consulenze psicoeducative, etc. Contribuisce inoltre al supporto psicologico, man mano che famiglie, gruppi e comunità ripristinano un proprio "senso del futuro", e riprendono gradualmente a svolgere una progettazione autonoma delle proprie attività, ricostruendosi una prospettiva esistenziale in un contesto ambientale e materiale spesso profondamente mutato.

Come si può intervenire per far si che il bambino recuperi in qualche modo ciò che ha perso?

A mio parere ciò che si è perso non potrà mai essere recuperato del tutto. Le ferite sono in ogni caso laceranti e, anche se con il tempo potranno cicatrizzarsi, rimarrà sempre un segno profondo e in qualche caso evidente. Lo psicologo dell’emergenza ha il compito di accelerare, con strumenti specifici, questo processo di cicatrizzazione. Il sostegno alle famiglie è l’intervento principale. Il fatto che il genitore sia adeguatamente protettivo nei confronti del bambino lo tutela da uno spavento e una preoccupazione ingestibili. I comportamenti tutelanti possono esemplificarsi nel cercare di proteggere il bambino dalle scene più tragiche proiettate ad esempio in televisione o trasmesse via radio, e che di solito tendono ad allarmare il bambino ancora di più. Ma anche nel cercare di recuperare le abitudini e gli orari affinché la vita nella tendopoli sia il più possibile normale. La possibilità di parlare dell'accaduto e di poterlo comprendere facilita il bambino a superare il trauma senza bisogno di interventi specifici di tipo psicologico. È importante che all'interno della tendopoli vengano organizzati e alternati momenti di gioco e momenti di studio. Le attività da preferire sono quelle espressive (pittoriche, creative, narrative) e pratiche. Poter costruire qualcosa assieme dà ai bambini la possibilità di guardare al futuro con fiducia.

Come si può porre fine alla paura e al panico che potrebbe nascere in alcuni soggetti?

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La paura e il panico possono manifestarsi, oltre che contestualmente al terremoto, anche nei mesi successivi sotto forma di attacchi di panico e risvegli notturni. Una persona sotto shock va calmata e tranquillizzata con un tono rassicurante. Nel caso panico e terrore si ripresentassero senza miglioramento nei mesi successivi è possibile intraprendere un percorso terapeutico individuale. Alcune tecniche specifiche nel trattamento del disturbo post-traumatico da stress, come l’EMDR, possono essere di grande aiuto.

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