Abitanti di casali isolati, famiglie che non hanno voluto lasciare la propria abitazione a costo di dormirci davanti, gruppi di vicini dei borghi più perduti nella Bassa: sono solo alcuni esempi delle persone che hanno deciso di non utilizzare le sistemazioni offerte da Protezione Civile e comuni, a costo di mantenersi a proprie spese e di non usufruire degli aiuti statali.
Per loro però è nata una rete di solidarietà, che ha come base la sede modenese di Libera Officina in via del Tirassegno, da cui partono quotidianamente furgoni carichi di generi di prima necessità e alimentari, consegnati casa per casa nelle località più sperdute, tra le famiglie più isolate. Questa validissima iniziativa, interamente gestita da volontari, è parallela all’assistenza statale, a cui non vuole sostituirsi ma di cui certamente, volontariamente o meno, segnala le pecche: in molti terremotati non hanno visto nemmeno l’ombra degli addetti alla Protezione Civile, per questa ragione hanno deciso di organizzarsi autonomamente. D’altronde non è difficile accorgersi che nei campi tendati la stragrande maggioranza degli ospiti è costituita da anziani ed extracomunitari, e pare anche che con l’andar dei giorni le condizioni igieniche delle tende stiano rapidamente peggiorando.
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Insomma, per molti è preferibile stare nei dintorni della propria casa, vuoi perché è troppo difficile lasciarla, vuoi per monitorare personalmente la situazione. Per assisterli, i volontari di Libera Officina non solo consegnano generi di conforto, ma cercano soprattutto di mettere in contatto tra loro tutti i campi spontanei, in modo che, una volta che sarà finita la cosiddetta emergenza e le autorità lasceranno le nostre terre, i terremotati potranno tentare di rimediare insieme alla scia di distruzione che il sisma ha lasciato dietro di sé.





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