Truffa milionaria ai risparmiatori, arrestato un “Madoff” modenese

La Guardia di Finanza ha incastrato un broker che in 10 anni era riuscito a intascare somme dino a 7 milioni di euro da diverse famiglie, promettendo lauti guadagni. Attraverso il cosiddetto “schema Ponzi” aveva invece approfittato di quel denaro per condurre una vita nel lusso. Arrestato anche un commerciante suo complice

Prima una carriera in banca e in diverse società di rilievo nel settore degli investimenti finanziari, poi la scelta di passare alla truffa e, infine, l'arresto da parte della Guardia di Finanza. È la parabola discendente di Alessandro Ansaloni, broker modenese di 54 anni, che in questi giorni è stato raggiunto da una misura di custodia cautelare con l'accusa di truffa aggravata continuata e di autoriciclaggio, dopo una serie di indagini svolte dalle Fiamme Gialle di Modena coordinate dai pm Musti e Ferretti della Procura di Modena.

Quasi 7 milioni di euro, risparmi di una vita, erano stati affidati nel corso degli ultimi dieci anni da ignari investitori modenesi e di altre province nelle mani del promotore finanziario, con l'ingannevole prospettiva di consistenti guadagni. Quel denaro, però, era finito nelle tasche deel 54enne, che manteneva un tenore di vita degno di un grande uomo d'affari. Almeno 35 persone era cadute nella reste di Ansaloni: da piccoli risparmiatori e pensionati che cedevano poche migliaia di euro sperando nei profitti, fino a manager e imprenditori che erano arrivati ad investire anche cifre a sei zeri.

Questo flusso di denaro era però gestito secondo uno dei più noti sistemi di truffa, il cosidetto "schema Ponzi", ideato un secolo fa dall'italo-americano da cui ha preso il nome e sopravvissuto fino ai giorni nostri tra casi ripetuti di truffe milionarie, prima fra tutte quella del broker newyorkese Bernard Madoff. Ebbene, il piccolo "Madoff" modenese era riuscito in questi anni a sfruttare lo stesso stratagemma, facendo leva su un grande savoir-faire e su un portafoglio di clienti arricchito in anni di lavoro regolare presso società riconosciute.

Promettendo lauti guadagni, Ansaloni aveva convinto un numero inizialmente limitato di investitori ad affidargli notevoli somme di denaro che, in parte, venivano poi utilizzate per corrispondere "finti" interessi ed aumentare, così, l'appetibilità dell'investimento, dando il via ad un circolo "vizioso" in grado di attirare nuovi clienti, anche grazia al passaparola. Tutto questo, però, senza che quel denaro venisse realmente investito: ai clienti venivano presentati report finanziari fasulli, che attestavano la bontà delle operazioni speculative, ma senza redistribuire realmente denaro, semplicemente vivendo sulla speranza di sempre maggiori profitti.

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