Deficit di ingegneri, Unimore rilancia l'Academy motoristica

Un progetto biennale per il quale servono però investimenti pubblici importanti. Il rettore Andrisano fa il punto sui temi sollevati nel convegno di Confindustria sull'automotiv e sulla "offerta" di laureati dell'Ateneo

"Non è che giri una manopola e di colpo sforni più ingegneri. Dire 'aumentiamo il numero dei laureati' significa risolvere un problema del sistema locale, non solo dell'Università. Sistema locale che deve vedere coinvolte le sue istituzioni per trovare le migliori risorse e i locali per poter far crescere i nuovi ingegneri, che devono affrontare un percorso formativo di grande impegno. Anche per i docenti e per l'ateneo". È il rettore dell'Università di Modena e Reggio, Angelo Oreste Andrisano, che oggi torna volentieri sul progetto della "Academy" universitaria centrata sull'automotive al campus del dipartimento "Enzo Ferrari". 

Suona la 'sveglia' oggi Andrisano a margine di una conferenza: "Unimore si sta dando da fare per trovare le migliori procedure per favorire l'occupazione e quindi aumentare il numero dei laureati. Nell'Academy universitaria si potranno raggruppare le varie forme di percorsi formativi, da quelli post diploma in collaborazione con gli istituti tecnici alle lauree a ciclo unico quinquennali, così come dottorati industriali e articolati master professionalizzanti". Non si è all'anno zero, se è vero che esperienze come quella della Formula student, con le macchina da corsa-prototipo grazie alla collaborazione tra studenti-docenti e aziende, che forniscono fondi ad hoc. 

Certo, le statistiche sui numeri e la qualità degli ingegneri formati  da unimore e discusse ieri al Tecnopolo suonano come una nota dolente: "Ma l'Università si preoccupa già da tempo di incrementare immatricolazioni e vocazioni, nell'ambito di un percorso impegnativo che richiede grande, grande applicazione da parte dei giovani. Ci stiamo dando da fare sia come orientamento iniziale sia come tutorato e tirocini". Se allora sulla Academy "siamo legati ai tempi ministeriali", già in questo anno accademico le immatricolazioni di Ingegneria meccanica in Ateneo sono cresciute oltre il 50%, passando da 200 a 330. "Questo dimostra- segnala e avvisa il rettore- come Unimore si sia mossa molto bene nel campo dell'orientamento e come si sia trovata a dover fronteggiare con oggettive difficoltà un incremento così alto: per la capienza delle aule che ospitano docenti e esercitatori, attrezzature e strumentazioni. E pensare che vorremmo anche affidare corsi o moduli di corso a visiting professor...".

Andrisano fa presente anche il contesto della riforma per ingegneria: prima il percorso era disperso e di cinque anni, si laureava solo il 30% degli iscritti e, in media, in sette anni e mezzo. Poi sono arrivati i diplomi universitari e il "3+2, che non fa cinque", ribadisce il rettore, suggerendo anche i tre successivi anni di dottorato come specializzazione effettiva. Insomma, "il talento naturale non basta più", avverte Andrisano, che rilancia sull'urgenza della ricerca così: "Abbiamo un rapporto 1/15 tra quello che l'ateneo mette sul piatto coi fondi governativi specifici e quello che i ricercatori vanno a cercare fuori tra bandi e progetti, in Ue e in giro per il mondo".

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